𝕃𝕒 𝕋𝕖𝕣𝕣𝕒 𝕃𝕒 𝔾𝕦𝕖𝕣𝕣𝕒 𝔼 ℕ𝕠𝕚

È successo: dopo anni passati a cantare di nascosto nella mia stanza, ho potuto finalmente dare sfogo a questa mia passione, rimasta a lungo privata. Galipœ è il mio nuovo progetto cantautorale.

𝕃𝕒 𝕋𝕖𝕣𝕣𝕒 𝕃𝕒 𝔾𝕦𝕖𝕣𝕣𝕒 𝔼 ℕ𝕠𝕚 sono tre elementi che hanno legato le canzoni del mio ultimo EP: il nostro rapporto con la Terra, che oggi rischia di essere distrutta irrimediabilmente da una guerra mondiale, ma anche la guerra tra poveri che ogni giorno ci fa sentire John Wayne e arricchisce chi occupa i piani più alti, e poi questa parola così desueta, noi, che oggi si fa fatica a utilizzare. In questo nuovo lavoro dalle sonirità pop e dall’attitudine punk, uscito per Radiobluenote Records, i temi dell’amore in un clima da guerra civile vengono conditi da una vena ironica e disincantata, prima dell’estinzione.

Tracklist

Musica testo e voce Davide Galipò
Chitarra e basso Simone Farò
Produzione Davide Bava
Cori SOFIA_ in Torna a fare il cassiere alla Coop

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Cover di Paolo Alù

CULTURA = CAPITALE?

Il Kapitale vuole convincerci che la Cultura possa essere remunerativa. Sappiamo bene che non è così. La Cultura può essere al massimo un’occupazione per figli d’arte o per burocrati dell’industria culturale. C’è una scritta sinistra, all’apice della biblioteca civica di piazza Carlo Alberto a Torino, che riassume perfettamente quanto ho realizzato da un po’ di tempo:

CULTURA = CAPITALE

La contro-cultura è sempre stata anticapitalista. L’aspetto interessante della contro-cultura, dagli anni ‘70 in avanti, è stato proprio il suo mantra, “do it yourself”, in continuità con lo spirito del punk: “questo è un accordo, questo è un altro, ora forma una band.”
Stessa cosa vale per le fanzine, lontane anni luce dalle riviste patinate alla moda, con una grafica innovativa e dei contenuti di estrema rottura rispetto all’establishment dell’epoca. «Il Male», «Frigidaire», solo per citarne alcune, ma l’elenco potrebbe essere lunghissimo. L’idea della rivista-contenitore, che oltre alla narrativa contenesse anche saggi, reportage dal futuro, invenzioni e falsi clamorosi. Questa attitudine oggi è stata ereditata da alcune realtà nate nella blogosfera, che si sono poi orientate al cartaceo o i cui autori sono entrati a buon diritto nel mondo dell’editoria, come CrapulaClub, La Nuova Verdə, Neutopia. Anche qui l’elenco potrebbe essere lunghissimo, ma ho scelto di citare quelle più vicine alla mia esperienza. Sono tutte riviste interdisciplinari, che ospitano interpolazioni, esperimenti di scrittura collettiva, illustrazioni e boutade che riprendono l’idea della rivista-contenitore.
La Cultura “ufficiale” arriva sempre dopo, quando le esperienze sociali e di vita che hanno determinato questi prodotti contro-culturali sono state ormai spazzate via. Allora, il Kapitale è libero di sussumerne la carica eversiva, ormai svuotata completamente di ogni senso politico. È accaduto con il punk – oggi i Sex Pistols sono una serie su Disney+ – sta accadendo anche adesso.

A settembre di due anni fa, con la nostra associazione abbiamo fatto un passo ulteriore: abbiamo aperto la nostra sede, La scimmia in tasca, in un quartiere periferico di Torino Nord, Barriera di Milano, con cui abbiamo organizzato tre edizioni del Poetrification Festival. Proponiamo concerti, proiezioni gratuite, esposizioni e dibattiti, eppure la nostra città non sembra sapere che farsene di questo tentativo contro-culturale. Probabilmente verremo spazzati via anche noi, ma non è questo il punto. Qualcuno ha decretato che da qui dobbiamo sloggiare. Atti osceni in luogo privato saranno liberi di proliferare. Le scritte NO BORDER sui muri di chiedere amnistia. Anche se la vita trasuda da queste pareti, la stessa che vi abbiamo restituito, non ho rimpianti. Nessuno sarà legittimato a pensare che tutto possa tornare come prima.

Dal canto mio, mentre amici e conoscenti sedicenti “ribelli” fanno a gara per lavorare nell’industria culturale, io me la chiamo fuori. Preferisco fare un lavoro di merda e lottare per un reddito di base, piuttosto che partecipare a questo stillicidio dell’immaginario. Quando il tempo sarà finalmente liberato dal lavoro salariato, allora ci sarà spazio per una nuova ondata contro-culturale.
Io sono vecchio ormai. Ho passato la soglia dei trent’anni, non posso che scrivere e pubblicare le mie poesie, le mie canzoni, i miei romanzi – e mi ritengo comunque un privilegiato – che continueranno a non piacervi, perché raccontano un tempo e un sogno che non sono i vostri.
Ma i giovani, oltre ad essere pagati, vogliono avere spazi dove potersi esprimere. Non si lasceranno ingabbiare sulle vostre scacchiere per questo. Non c’è nessun motivo di dare loro l’illusione di essere parte della festa: non lo sono. E lo sanno.

A patto di non scegliere la via rassicurante dell’intrattenimento, il Kapitale non dà spazio alle esperienze davvero prorompenti e contro-culturali. Aspetta che si esauriscano e poi le trasforma in un bello spot elettorale, rivendendole come nuova linfa per trarne maggiori profitti.
La più grande beffa del Kapitale è stata convincerci che non possa esistere una strada percorribile al di là di esso.
Bisogna evitare di accodarsi agli strepitii del presente e stringersi attorno a una visione. Tutti per uno, cari, o ognuno per sé.
Purtroppo non si può tornare indietro. A quello che siamo stati. Occorre andare avanti. Portare questo sistema alle estreme conseguenze per farlo collassare. Non dare più il fianco a progetti di riqualificazione urbana, che sono gli antesignani della speculazione edilizia.

Al Kapitale non frega nulla della Poesia. Ma fortunatamente noi possiamo continuare a farla, proprio perché inutile. Sarà questa la nostra più grande vendetta: colmare il loro vuoto di bellezza con la nostra rabbia. Una sorta di palestra condivisa del disincanto. Del resto, la semplicità è una cosa talmente complessa da salvaguardare.

***

Postilla: l’altro giorno passavo in corso Brescia, su un muro campeggiava la scritta ረ’ልዪፕቿ ነቿክጊል ዪጎሀዐረሁጊጎዐክቿ è የረልነፕጎርል! Lì sotto, un senzatetto dormiva su un materasso, davanti un caseggiato in demolizione. La tentazione di scattare una foto era forte, ma non l’ho fatto: ho conservato quell’immagine nella memoria, conscio che c’è un altro lavoro da fare.

Pasto Nudo

Rombano i motori in tangenziale
– spazio tra marciapiedi spuri
e dediche d’amore nei cortili.

Musiche balcaniche alle radio-officine
recintate, le domeniche
secolari, sviluppi zero, alberi
autoctoni riuniti pei pranzi familiari
tagliano l’arrosto, eruditi:

la forchetta in una mano
e il coltello impinza la carne
che secerne sangue.

Taci, congelato istante!
Pasturami il cervello sul selciato,
purè di placente alato,
il consommé di CIE è servito,
mezze porzioni di promesse con tomato,
contorno di preghiere e mito, garantito.

Vogliono licenza di uccidere
con smisurata dispensa d’amore?
Signore, benedici quest’orrore!

E danne anche a coloro che mai
hanno patito il vuoto nello stomaco,
il braccio per il dito, e liberaci dal male,
cellule-autostrade dal petrolio carburato,
delirio post-atomico ci invade,
neurologica sentenza d’un aprile ormai lontano.

Amore, i nazisti avranno anche perso la guerra,
ma hanno vinto la pace: nessuno più di ora
aveva esaltato il “nuovo” come “buono”
e il “buono” come “bene” e quando dico “bene”
intendo “bello” in modo assoluto,
ché ciò che è vecchio, obsoleto, assurdo
va scartato, eliminato, distrutto,
perché incapace a produrre.

La cultura occidentale è ovunque:
sostate, bambini, scegliete la vita,
non fate come Socrate, guardate:
bomzhes morti di freddo e fame
sorridere più di voi appena alzati,
senza dubbi esistenziali
eppure i loro sogni puzzano di vomito
le loro madri logore son morte,
essi non hanno soldi, né casa, né dio,
eppure ridono.

Com’è possibile che ciò avvenga?
Ridono perché non sono complici, loro
ridono perché estranei alla macelleria,
ridono perché sanno farlo,
ridono perché sono liberi,
ridono della schiavitù,
ridono di noi, drammatici e felici
estranei soltanto al sovrapprezzo
dagli OGM in su.

– Del resto, cosa crede,
sono anch’io un uomo di mondo:
non m’impressionano certe cose.

Quando riuscirete
a spettacolarizzare il suicidio
sarà sensazionale:
il più gran fottuto programma
che sia mai stato realizzato.

Poi sarete invasi da eserciti
di pericolosi babbi natale anarchici
dalle lunghe barbe nere
pronti a introdursi nelle vostre case
e ad appendervi al cancello come maiali.
Come faremo? – voi mi direte. Già, come.

Li educheremo grazie alle bombe, no?
PIM PAM PEM PUM
come nei fumetti americani
fino a renderli più docili, più servili
più simili a noi, non è così?

Se, dico, andrà così
li scorporerete fin quando saranno
costretti ad AMARE
anche dopo che si è ricevuta una sberla
come siamo stati costretti anche noi da bambini
e così UCCIDEREMO
come abbiamo sempre fatto,
per renderli un po’ meno vivi.

Questa, e non altra, la santissima costituzione
su cui ogni giorno piangiamo
purpuree lacrime neoliberiste.

L’intercapedine del collo
lascia trasparire di fianco al tuo orecchio
il più microscopico ripiegamento
dello spirito a discapito del corpo:
male, bambina mia!

Non t’hanno insegnato a non credere
alle fandonie, sui banchi di scuola?
Alieno il compagno che ti sussurra
di mondi possibili: drogato il padre,
meretrice la madre, se va bene.

Non sai tu ch’è questa
– e non altra – la realtà?
Poi BAM, un’altra sberla.
Insomma, basta, è ora di finirla
con quest’idea bizzarra,
com’è quel ridicolo nome?
Ah, sì, rivoluzione.

Sentite me, che faccio i bocchini al padrone:
esiste solo EMISSIONE
FLUSSO-PERDITA-DIFFUSIONE
pensate a voi stessi fatevi avanti,
sì che nessuno potrà superarvi.
Pensate, mettete giudizio.
Pensate al vostro futuro.
Pensate alle bombe. Pensate A NOI.

Ecco, così, da bravi,
sorridete s******te e deglutite,
asciugatevi sputate e sorridete,
minchia è proprio nutriente
questo ca
*****lo peloso
non immaginavo fosse grosso
come questo – e che goduria!

Arrivano i rettili a mangiare
ciò che resta delle carcasse hipster
prendiamone uno e intervistiamolo
magari ci darà dei riscontri interessanti
sugli altri come lui
che potremo schiavizzare, internare e intervistare
poi farci un film e ricalcare i modelli
e incendi al nitro infiammano il buio
aiuto il buio, il buio m’ingoia
no sono io che ingoio te
sono io che mangio-cane-mangia-padrone
prenditi tutto quello che ho
non me ne frega un c***o
ma scopami ti prego scopami gesù bambino
nutrimi di territori organici
e canti di sciamani-pop-uranici

Ooooohsssì dio c**e!
provo un destabilizzante dispiacere
nel non avere scelta
qualsiasi cosa accada

posso scegliere di prenderlo in c**o, oppure
sudare su un microfono per ore

ma ogni cosa è contrappasso del piacere
che provo al tatto di quest’enorme
nuovo miracolo economico
di cui siamo tutti in attesa
che ci permetterà di uccidere ancora
di sfamare anche le più lerce e putride bocche

il marchese De Sade rinchiuso in cella
mentre fuori imperversava la rabbia
e la Bastiglia veniva presa
le 120 giornate di Sodoma disperse
nel sacro fuoco liberale.

Insomma, chi può dirlo?
Forse un altro reich è possibile
– intanto, buon natale
e cartoni di tom e jerry

Sonorizzazione di Elena Cappai Bonanni

Giovedì 3 febbraio 2022 Lawrence – Documentary al Cinema Massimo

Scorre sullo schermo l’immagine di un poeta che legge la vita attraverso la parola, attraverso quella poesia che è “insurrezione”, come incidentalmente ci mostrano le immagini di questo film che riattraversa la vita e i sentimenti di Lawrence Ferlinghetti. Giada Diano, sua biografa ufficiale, e Elisa Polimeni, che si è occupata in più occasioni soprattutto del lavoro pittorico del poeta italo-americano, hanno realizzato questo film omaggio a quello che è stato, fino a qualche anno fa, l’ultimo rappresentante di quella irripetibile stagione che è stata la beat generation. Creatore di versi e inventore di parole, pittore e artista politico, come si conviene a chi ha vissuto l’epoca dei grandi scontri ideali e delle grandi prospettive sulla costruzione del futuro che sono appartenute anche ai poeti e agli scrittori di quei decenni. Ferlinghetti è stato anche un uomo legato in più forme alla diffusione della cultura a cominciare dalla fondazione della sua libreria, e poi casa editrice, la “City Lights” che ha mutuato il nome, previa liberatoria di Charlie Chaplin, come racconta lo stesso Ferlinghetti, dal famoso film del regista inglese.

📍 3 febbraio. Ore 21:00. Cinema Massimo, Torino.
🎸 Omar Pedrini con la sua chitarra live.
📖 Reading “Rileggere la Beat Generation” a cura di Neutopia Magazine, con Davide Galipò (William S. Burroughs), Riccardo Cecchetti (Gregory Corso), Elena Cappai Bonanni (Anne Waldman), Cetty Di Forti (Diane di Prima), Chiara De Cillis (Lawrence Ferlinghetti).

Evento qui.

Il corpus in rivolta – Spettacolo Teatrale – Magazzino sul Po

Il corpus in rivolta è uno spettacolo teatrale nato dai testi miei (che ci metto la voce), di Antonio Paciello (che ci mette la chitarra) e di Elena Cappai Bonanni (che ci mette i sample) scanditi da dati, sonorità elettroniche e richiami alla città e al bosco.
Un racconto corale in versi e canzoni sulla natura dell’essere umano, rifuggendo l’unica solitudine che ancora lo trattiene, mentre sullo sfondo scorrono i titoli di coda del capitalismo.
Un viaggio che narra di tre ritrovamenti: l’amore, la libertà e la lotta, che ad immaginarseli, in fondo, sembrano la stessa cosa.

Il 20 novembre lo portiamo al Magazzino sul Po, alle 21.00.

Evento qui.

Foto di Paolo Alù