𝙸𝚜𝚝𝚛𝚞𝚣𝚒𝚘𝚗𝚒 𝚊𝚕𝚕𝚊 𝚛𝚒𝚟𝚘𝚕𝚝𝚊 esce in un’edizione Eretica!

Come alcuni di voi sapranno, questo libro ha avuto una gestazione difficile. Anche per questo, vi sono particolarmente legato.
Racchiude trenta componimenti scritti tra il 2014 e il 2019. Alcuni di questi sono apparsi su riviste, CD, blog, raccolte; altri sono del tutto inediti. A impreziosire l’edizione, ci sono poi quattro poesie visive che ho realizzato tra il 2014 e il 2016.

Dopo tante peregrinazioni, 𝙸𝚜𝚝𝚛𝚞𝚣𝚒𝚘𝚗𝚒 𝚊𝚕𝚕𝚊 𝚛𝚒𝚟𝚘𝚕𝚝𝚊 ha trovato finalmente una casa e una forma cartacea, con la splendida copertina di Luc Fierens, che ringrazio per la comunanza e l’amicizia.

Ringrazio l’editore, Giordano Criscuolo, e la redazione di Eretica Edizioni per avermi accolto nel loro catalogo, popolato da autori e autrici che stimo.

Forse ha senso che questa silloge esca in tempi di separazioni e distanziamenti. La poesia può servire, in questo senso, ad accorciare le distanze, creare alleanze, affinare i sentimenti e superare il recinto letterario. Mettendo in relazione tutti coloro hanno smesso di attendere.

Cito dalla prefazione di Carmine Mangone: “Non riusciamo a resistere, e mai resisteremo, alla voglia di aprire quella porta che dà sull’impossibile.”

S p e l l b i n d e r – M a d r i g a l e

M a d r i g a l e è un lavoro corale, che ho avuto il piacere di realizzare con due fantastiche poetesse e una straordinaria musicista.
Quando con Chiara ed Elena abbiamo pensato a Spellbinder eravamo orfani di punti di riferimento, di luoghi di aggregazione, di prospettive. Ma avevamo un’idea: fondere le nostre voci e i nostri testi per creare qualcosa di nuovo, che non fosse ancorato a noi come autori. Poi abbiamo incontrato Ilaria, all’Imbarchino del Valentino. In una calda giornata di luglio, lei ha accolto le nostre suggestioni e ha iniziato da subito a scrivere le partiture. A ottobre ci siamo esibiti per la prima volta alla Cavallerizza, su un testo di Gianni Milano. Per noi è stata la prova generale di un modo di fare poesia, mischiando teatro e performance, che avrebbe poi costituito l’ossatura del nostro EP, M a d r i g a l e.
Ne è venuto fuori un disco molto vario ma compatto, un moderno contrappunto che in ventidue minuti speriamo riesca a restituire ciò che la poesia per noi rappresenta.
Personalmente, quando ho scritto “Certificati d’esistenza per animi incendiari” ho lavorato molto sul tema della madre e dell’impossibilità di avere “eredi” per gli incendiari.
Da lì abbiamo avuto l’idea di impostare tutto il lavoro su questo archetipo che rimanda al rapporto con la figura materna e abbiamo delineato tre passaggi: conflitto, abbandono e riconciliazione.
Il lavoro segue poi una sospensione di questa immanenza: la madre muore, rimane una spinta dinastica che si svuota nel corpo della figlia, per poi sfociare, infine, in un invito all’autodeterminazione; si accetta il latte materno per accettare di essere un essere altro, con una sua personalità e una moralità nuova.
Non si brinda all’olocausto.
I figli sono liberi di vivere la propria identità separati dalla madre, cominciando ad avere una loro autonomia.
Questo vale anche per la nostra “creatura”, che diventa concreta dal momento in cui si distacca dai suoi creatori.
Dal punto di vista stilistico, abbiamo provato dunque a unire le nostre diverse tonalità e le nostre scritture, lavorando sui concetti di “macchina” e “identità”, per distaccarci il più possibile da noi. Lasciare che le voci e la musica parlassero da sole.
Stavolta devo fare “nomi e cognomi” per ringraziare tutte le persone senza le quali niente di quello che ascolterete sarebbe stato possibile: Olia Svetlanova per l’avatar e la copertina, Davide Bava per la registrazione e il mix, Vincenzo Campisi per il supporto e l’aiuto regia del videoclip di A n n a A l M e r c a t o C e n t r a l e, Gino Dell’Aera per gli effetti e le notti in bianco, Mari Lemu, Cetty Di Forti, Alessio Alonne, Eduardo Bello, Mattia Luini, Luca Atzori, Luca Gringeri per aver dato vita ai nostri personaggi. Infine un grande ringraziamento a Alex Brattini, studio BNDCKS, per aver creduto in noi e per la fantastica produzione.
M a d r i g a l e è in finale al Premio InediTO – Colline di Torino
Ora è vostro. Ditelo a tutt*

Leggi la recensione di Madrigale su Neutopia

𝕴𝖑 𝖌𝖎𝖆𝖗𝖉𝖎𝖓𝖔

Sia maledetta la Luna,
foriera di sguardi e sospiri:
taverna d’artisti
e d’amanti bordello.

Nessuna fortuna per noi,
l’attesa dei topi e dei pigri;
l’impossibile corsa
s’interrompe sul più bello:

così, sulla Terra costretti,
plaudiamo il panottico
e celebriamo il genetliaco
dei sopravvissuti.

“A distanza”, recita il cartello.
Prendete per mano il vostro,
di vino, che mai condiviso sarà;
il fascino discreto del postumano

riduce in poltiglia i sogni di fuga,
un pezzo ciascuno – e ognuno
è solo sul cuor della terra
– senz′ossa – ed è subito foga:

uccidere l’ultimo dei non-infetti
– quell’altra parola fa rima con “ano” –
(non è cristiano): abbiamo bisogno
ancora di ciance, quando tutto ciò

che hai scritto di recente
non è vita, ma alcol, farmaco
ridotto a conserva inserita nell’imo?
L’ultimo uomo è metà pesce-gatto,

l’innesto corre fiero sotto i flash
dei piraña affamati di sguardo
che assalgono, anche, le narrazioni
– il cielo vigliacco è distante, cobalto.

Sogna per noi un dio ipovedente
e sordo da un orecchio, ché gl’anni
sono anni per tutti
e lui sono millenni che non esce,

terrorizzato dalla pandemia batterica
dell’essere umano – invia su di noi
ogni sorta di pestilenza
per poter fare ritorno, un giorno,

e contemplare le rose sbocciare
nel suo giardino, sereno:
meraviglia del creato
senza più bocche a nominarla.

Non urla, ma fiori,
non strepiti, ma vento
nel manto immacolato della notte
vermiglia, che oltrepassa il tramonto.

Immagine di A. Gutierrez

Qᴜᴀʀᴀɴᴛᴇɴᴀ

 

Il discorso si riduce all’esso
e l’essere è incerto,
claudicante, rimane in fondo
il coccodrillo, tace, senza
pargoli da sezionare,
né lacrime di cui cibarsi.

Il nuovo eroe è qui, adesso:
                  guarda, dimesso,
il mondo spegnersi
da un boccaporto
semichiuso
e le sue paure viola
tagliano di netto

con la ricerca,

con lo stile, la parola
da contestazione;
usa – sempreverde –
l’allitterazione
e torna in sella
al suo cavallo:

come soffre,
come sente l’orda
di buoni sentimenti
lo scrittore sensibile
del duemilaventi.

 

 

Immagine di Rafel Bestard

Voce e video di Ivo De Palma

𝙻𝚊 𝚖𝚊𝚌𝚌𝚑𝚒𝚗𝚊

Gli uomini, bisogna vederli dall’alto.

Dannati carcerieri
fatti a eunuchi
con le svastiche
tatuate nel cervello

Siete la ruota
nell’ingranaggio,
l’impossibilità
d’esser felici.

Ogni volta
– riempite un modulo,
rispedite al mittente,
consegnate missive

E la vostra piramide
di utilità ed efficienza
si accende,
squallide maschere

Da commedia dell’arte:
il servo, il signore,
la cortigiana,
il mascalzone.

Vivete in recessione
premeditata, astuta
purché non si faccia
a meno di voi,

che riempite pile
di scartoffie e documenti:
il vostro desiderio
nella torre di Bebele.

Omuncoli ammaestrati
al tono buono:
inveite sulle vostre carcasse
di nati già morti!

Voi siete l’ostacolo,
il tornello, il limite,
la lanugine nell’ombelico
di qualche disgraziato.

Eccovi, allora
– caritatevoli e feroci –
a brandire il protocollo:
“mi dica, dove devo firmare?”

Immagine di Julia Hetta