Carmine Mangone e Davide Galipò | Napoli, Santa Fede Liberata | 25 settembre 2021

Il 25 settembre, al Santa Fede Liberata di Napoli, io e Carmine Mangone vi daremo un assaggio della nostra “pratica poetica”, ripercorrendo i passi delle avanguardie storiche e rivoluzionarie dal dadaismo al situazionismo, fino ai giorni nostri, per raccontare come ogni rivolta sia nata nella poesia. Un reading ma anche un tentativo di riprenderci spazi culturali e di lotta dopo il distanziamento sociale.

Potete leggere il testo della presentazione al link qui sotto.

25 settembre 2021 :: h. 19:30 Davide Galipò, Carmine Mangone LA PRATICA POETICA da Rimbaud alla rivolta Santa Fede Liberata :: Napoli …

Carmine Mangone e Davide Galipò | Napoli, Santa Fede Liberata | 25 settembre 2021

OLFABETO*

È da un po’ che gioco con sostanze ritenute “pericolose” e finalmente posso svelare perché: il prossimo autunno, presso la Fondazione Berardelli di Brescia, avrò il piacere di esporre il mio 𝐎𝐋𝐅𝐀𝐁𝐄𝐓𝐎*, in occasione della mostra La poesia visiva e l’olfatto, curata da Alice Valenti.

Avvertenze

*La poesia, in quanto arte incendiaria, ha spesso un odore pungente e – a seconda delle sostanze impiegate, a volte infiammabili – può innescare una reazione a catena. Tenere fuori dalla portata degli adulti.

Immagini tratte da OLFABETO © davideidee 2021

Quando un poeta muore

Questa sera rimango in ascolto:
non prendo parte al chiacchiericcio
compiaciuto, alla mondana solitudine,
non guardo un film, non vado a teatro:
ascolto; il sottofondo delle auto che passano,
nelle ultime ore del giorno, e non mi lascio
persuadere dalla retorica del calcio,
dal bisogna saper perdere: ho perso, fine.

Ho chiuso un lavoro per Berardelli,
domani devo montare un video, lavoro
senza sosta, come una bestia creativa
eppure, non è bastato. Penso a Dubito,
prima d’essersi ammazzato, penso ai poeti
che mai ho conosciuto né mai conoscerò.
La solitudine pubblica ha una scimmia in tasca,
scriveva Sanesi; il fatto è che i poeti li ho conosciuti
tramite i loro scritti; pochissimi ne ho frequentati,
con moltissimi altri non prenderei nemmeno un caffè.

Quando un poeta muore, come Ivan Fassio,
non bisognerebbe istituire premi, intitolargli strade,
erigere monumenti in suo onore: quando un poeta
muore, bisognerebbe soltanto restare in silenzio,
lo stesso che regnava prima che lui nascesse.

Poi, il giorno dopo, andrebbe letto, tutto,
dal primo all’ultimo verso, dialogarci,
tentare di comprenderlo – se ci si riesce –
e una volta chiuso il libro, lasciar sedimentare,
farlo entrare in circolo, assimilarlo,
bere un bicchiere di vino, magari,
evitare di scrivere qualche verso. Aspettare.
Poi espellerlo: tirare fuori dalle viscere
ciò che ti ha lasciato nelle ossa
e sputare sul marciapiede quello che resta.
Fumare una sigaretta, lentamente.
Se non si è fumatori, va bene fermarsi allo sputo.
Se non si è bevitori, forse la situazione
vi sta sfuggendo di mano.

Comunque, dicevo, quando sarò morto
vorrei che mi si leggesse tutto, per intero,
dal primo all’ultimo verso, dialogare con te
che mi leggi, essere compreso (o frainteso, fa lo stesso),
entrare in circolo, pulsare nelle vene,
mischiarmi con il vino, con la saliva, con il fumo
ed esser defecato sul ciglio della strada, inerme.

Poi, una volta asciutto, vorrei qualcuno mi guardasse
e dicesse: “quello lì, era un poeta.”

Immagine di Wendell Berry

Certificati d’esistenza per animi incendiari (il video)

Oggi, sul canale YouTube di Willow Spellbinder, è uscito Cᴇʀᴛɪꜰɪᴄᴀᴛɪ ᴅ’Eꜱɪꜱᴛᴇɴᴢᴀ ᴘᴇʀ Aɴɪᴍɪ Iɴᴄᴇɴᴅɪᴀʀɪ, videopoesia da me scritta e interpretata e tradotta in spagnolo da Elena Cappai Bonanni, tratta da 𝙸𝚜𝚝𝚛𝚞𝚣𝚒𝚘𝚗𝚒 𝚊𝚕𝚕𝚊 𝚁𝚒𝚟𝚘𝚕𝚝𝚊 (Eretica Edizioni). Il video è stato realizzato grazie al prezioso lavoro dello studio bndcks_, che ringrazio. In particolare, l’accurata fotografia e il montaggio di Marco Bavarino, le riprese di Alex Brattini e l’aiuto regia di Asia Bertoli. 🎬

I titoli di coda del capitalismo

Starring
Davide Galipò

Copertina
Simon Stålenhag

Sai, quando siamo andati a comprare quel divano
nella grande radura del MONDO CONVENIENZA
e producevamo utili per pagare l’affitto,
tu davi ripetizioni di spagnolo
e tenevi i figli di famiglie ricche,
io davo lezioni private e mi sbattevo
per inculcare un’idea di prospettiva agl’artisti,
che è come insegnare a un albero a leggere un libro,
senza considerare che quella carta l’ha prodotta
e che per fare un tavolo ci vuole il plusvalore
§ di quattro operai stanchi §
che non lottano più, ma vanno ai raduni
di Fratelli d’Italia, mentre i nostri vizi
diventano ogni giorno più costosi
e non abbiamo abbastanza entrate
mentre tentiamo di restare in equilibrio
per non finire a fare la cassiera o in un ufficio
ed ogni anno aprono un nuovo concorso
all’ATA alle Poste all’università,
un lavoro statale – quindi ottimo –
che ci consentirà di accendere un mutuo
per acquistare questa casa, così ci guadagneremo
il rispetto dei cani che vanno a pisciare al parco.
Finché abbiamo capito che le nostre aspirazioni
non avevano più senso, che se si fermava la macchina
– la grande produzione seriale dei sogni precostituiti –
di colpo il meccanismo s’inceppava e abbiamo finito
per decapitalizzare il nostro immaginario,
ci siamo allenati a fare sempre meno tardi la sera,
a frequentare meno gente possibile e ci siamo accorti
di avere un sacco di serie TV da recuperare,
di film da rivedere – e ci siamo seduti, novelli spettatori
di un’apocalisse già avvenuta, i cui cavalieri sono
Netflix, Chili e Amazon Prime – abbiamo scoperto
che i titoli di coda del capitalismo
erano finiti già da un pezzo, mentre il mondo
non aveva bisogno di noi per tornare a respirare.
A quel punto sarebbe stato semplice, a qualcuno
è venuto pure in mente, qualcun altro è rimasto seduto
ad abbeverarsi alle fontane dei vini scadenti,
qualcun altro ha guardato l’abisso troppo da vicino
e non si è più rialzato; invece
abbiamo preso un impianto, lo abbiamo collegato
ad un generatore in mezzo al bosco
e abbiamo ballato per un anno, senza sosta,
ci siamo abbracciati come non accadeva da tempo
e abbiamo visto l’alba di un nuovo giorno sorgere