Istruzioni alla rivolta vince la VI edizione di “Luce a Sud Est”

Istruzioni alla rivolta ha vinto la VI edizione del concorso di scrittura sociale “Luce a Sud Est”, promosso dall’editore Pietre Vive. Ringrazio l’editore, Antonio Lillo, per aver creduto nei miei versi e la giuria che si è espressa in mio favore. Il libro uscirà dopo l’estate, come gl’amori duraturi e sarà diviso in due sezioni: la prima, Contemplare, raccoglie una serie di poesie d’amore scritte in gran parte tra il 2014 e il 2018; l’altra, Agire, riassume i testi di carattere politico che ho performato tra palchi, letture e festival in questi ultimi anni. Proprio per mantenere questo suo carattere performativo, sarà realizzato anche un audiolibro. Nel frattempo, chi volesse farsi un’idea del mio lavoro può dare un ascolto qui.

Dedico il libro a Nicholas Battaglia Parodi, valente poeta triestino scomparso tragicamente nel 2015 e che oggi sarebbe diventato di certo uno dei migliori.

Questa vittoria è anche di Chiara, Nicolò, Luca ed Elena, senza i quali questa raccolta sarebbe stata molto diversa e non avrebbe mai raggiunto la luce.

Con totale abnegazione,

Davide

𝓒𝓸𝓶’𝓮𝓻𝓪 𝓲𝓵 𝓿𝓮𝓷𝓽𝓸

Somigliano troppo agli anni d’oro
le trombe della vostra
apocalisse controllata;
l’angelo sterminatore
lavora alle casse della Lidl.

Schiere di nuovi prodotti
e caffè a cascata
producono un semiotico sberleffo:
sarete le linee
di un codice a barre.

Niente più idee, nessuna critica,
nessun simbolo, nessuna A cerchiata
– ma un grande network che pulsa –
per la costruzione

del pop-O-lino.

Il pop-O-lino è incerto
a pensare, aprire spiragli,
creare contatti – nessuno
gli aveva spiegato che,
per averli, sarebbe dovuto
restare con gl’occhi incollati,
bassi.

Distruggendo da ora
l’immaginario,

non sarà più possibile
nessun futuro:
solo qui,
ora,
noi, adesso 

nel presente orribile
e iperconnesso
che rimpasta la carta
e ricicla l’usura.

È questa, la vostra
“rivoluzione digitale”?

È questo, il vostro
canto d’amore
– “Dio, Patria e Wi-fi”?

E per favore, abbassate
quelle braccia.

Nessuno sparo,
nessun respiro,
nessun abbraccio,
nessun colpevole,
nessuno, mai.

Sapevamo e sappiamo
benissimo ciò che state facendo:

ci SState catalogando,
ibernando, consegnando
ai posteri,
mettendoci lì, nell’archivio

– ogni tanto, un ricordo
smorzato di com’era
la vita di superficie,
com’era il vento.

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Diserzione

Non c’è diserzione nel crudo paesaggio
di corpi arrostiti sul bagnasciuga
nel giro di boa alla prua dello scafo,
buio scafandro con cuore di uomo.

L’umanità trabocca: il palombaro,
stagliatosi all’orizzonte, presenta
sul casco il riflesso ramato del cielo:
presagio di giorni migliori a venire.

E in certe sere i tuoi gemiti tacciono
mentre – gioioso – deflagro l’imene
al pensiero del prossimo giorno
e le nostre pelli sudate arrossiscono.

Aggiungo, pensoso, che non c’è lingua
del mondo che non si faccia, poi,
sentimento, canale preferenziale
glicemico nell’aorta rigonfia di bile.

Chiamiamolo con il suo nome:
chiamiamolo stupro, chiamiamola
ustione o “sete di prevaricazione”
oppure esautoriamolo: chiamiamola

pancia, sanguigno amor patrio,
caratteristica della nazione, padre
amorevole, sorriso di madre, divino;
chiamiamolo dio, che vede e provvede,

malsana voglia di non progredire,
ché l’eccesso di mutazione provoca
crisi d’identità e intossicazione alimentare;
torniamo ad essere, oh italianissimi,

schifosamente noi stessi.

Ballano i cani

Tre anni fa, dopo essermi laureato, feci questo viaggio con Nicolò e Filippo, durante il quale capimmo molte cose su noi stessi e forse qualcosa del mondo, alla ricerca di altri modi di vivere e altri mondi possibili. Partiti da Lubiana, attraversammo la Slovenia, la Croazia, la Bulgaria e poi giù fino in Turchia e Grecia. A Salonicco, nel work-a-way dove lavoravamo, conoscemmo Antonis, Michela e altre persone straordinarie.
Erano tempi in cui il partito greco di estrema destra Λαϊκός Σύνδεσμος (“Alba Dorata”) cresceva nei sondaggi, e al referendum aveva appena vinto il fronte dell’OXI (“NO”) per uscire dall’eurozona. In quei giorni Atene, auto-gestita per lo più dagli anarchici, era attraversata da continue manifestazioni e da un’incontenibile irrequietezza.
Quasi alla fine del nostro percorso, a Istanbul, pochi giorni dopo l’anniversario delle proteste a Gezi Park (28 maggio 2013), successe una cosa terribile: persi il mio taccuino a bordo di un taxi, che malgrado i miei sforzi e lettere ad amici e conoscenti, non fu mai ritrovato.
Questo è il frutto di due anni di riscritture, rielaborazioni, sforzi mnemonici e ipnosi. Ora potete ascoltarlo nella sua compiutezza grazie al sapiente mixaggio di Davide Bava, che ringrazio.
Forse riprenderlo oggi, giorno in cui la #Turchia ha scelto di ridare fiducia al governo #Erdoğan, può servire a riflettere su quanto sangue debba essere versato e su quale sia il prezzo da pagare per ottenere un consenso così ampio, in Italia e negli altri paesi del Mediterraneo.

Buon ascolto e buon viaggio.

Grand’HotelCinqueStelle

Quando penso

a questa italica penisola

mai unificata, sfruttata, violentata e accusata d’indolenza,

come il toro drogato nell’arena che viene tacciato di violenza

e urla nei suoi dialetti lo scippo dal marciapiede,

mentre il poeta trascendentale si guarda l’ombelico-Universo

e ha fatto un sogno con Freud al guinzaglio del padre

– al bar ne ha parlato con tutti – dovevi vederlo,

mentre dava a tutti del negro-frocio-comunista del komintern,

“Maestro, sono forse io?” chiese Alberto, sentendosi chiamare

per nome, giudaico escariota escoriato dalle strette maglie del censimento,

quando Amir affogava nel risentimento del Canale delle coscienze sporche

in via Carlo Giuliani, ragazzo, via Gaetano Bresci, assassino di idee,

“Sei stato tu, bastardo, tu lo hai ammazzato con la tua pietra!”

e subito dopo, fuggevole di memoria, l’elegante calzatura

tornava ad occuparsi dell’estate, dei mondiali, del gioco delle carte

ai tavolini esterni di una bocciofila di Pescara per vecchi eroinomani,

mentre il giovane seguitava a leggere le storie di Atlantide

e la ragazza al suo fianco si scattava un altro selfie

da mandarmi sull’account secondario della pagina a quota 1655 like

e un ragazzo di sinistra guardava radicale le vetrine chic in centro,

esprimendo il suo dissenso con la testa ciondolante come la zampa del gatto

nel ristorante All You Can Eat dove a pranzo mangi con lo sconto

e un ragazzino alla maturità scriveva un tema su Aldo Moro

elogiando la duttilità e la facile pieghevolezza dello statista

nel bagagliaio della Uno bianca dove fu ritrovato anche il corpo

della moglie dell’operaio metalmeccanico, seconda tavola, che cosa vede?

“Un mazzo di Fiori. Fanfani. Cossiga. Salvini.”

Voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio,

coi pianoforti a tracolla travestiti da Beppe Grillo,

voi che avete cantato per i suprematisti lombardi e per i leghisti,

per l’Amazzonia e per la pecunia, nei palastilisti e dai padri Maristi,

voi avevate voci potenti, lingue allenate a battere il tamburo,

voi avevate voci potenti, adatte per il vaffanculo

e dopo tutto questo, penso che ogni volta

che me ne devo andare, è uno schiaffo al cuore,

quindi tornerò presto quaggiù, dove non ci vogliono,

nel Grand’HotelCinqueStelle a gestione familiare,

ottimo prezzo, mura solide, luminoso, sbarre in acciaio, vista mare.

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