Certificati d’esistenza per animi incendiari (il video)

Oggi, sul canale YouTube di Willow Spellbinder, è uscito Cᴇʀᴛɪꜰɪᴄᴀᴛɪ ᴅ’Eꜱɪꜱᴛᴇɴᴢᴀ ᴘᴇʀ Aɴɪᴍɪ Iɴᴄᴇɴᴅɪᴀʀɪ, videopoesia da me scritta e interpretata e tradotta in spagnolo da Elena Cappai Bonanni, tratta da 𝙸𝚜𝚝𝚛𝚞𝚣𝚒𝚘𝚗𝚒 𝚊𝚕𝚕𝚊 𝚁𝚒𝚟𝚘𝚕𝚝𝚊 (Eretica Edizioni). Il video è stato realizzato grazie al prezioso lavoro dello studio bndcks_, che ringrazio. In particolare, l’accurata fotografia e il montaggio di Marco Bavarino, le riprese di Alex Brattini e l’aiuto regia di Asia Bertoli. 🎬

I titoli di coda del capitalismo

Starring
Davide Galipò

Copertina
Simon Stålenhag

Sai, quando siamo andati a comprare quel divano
nella grande radura del MONDO CONVENIENZA
e producevamo utili per pagare l’affitto,
tu davi ripetizioni di spagnolo
e tenevi i figli di famiglie ricche,
io davo lezioni private e mi sbattevo
per inculcare un’idea di prospettiva agl’artisti,
che è come insegnare a un albero a leggere un libro,
senza considerare che quella carta l’ha prodotta
e che per fare un tavolo ci vuole il plusvalore
§ di quattro operai stanchi §
che non lottano più, ma vanno ai raduni
di Fratelli d’Italia, mentre i nostri vizi
diventano ogni giorno più costosi
e non abbiamo abbastanza entrate
mentre tentiamo di restare in equilibrio
per non finire a fare la cassiera o in un ufficio
ed ogni anno aprono un nuovo concorso
all’ATA alle Poste all’università,
un lavoro statale – quindi ottimo –
che ci consentirà di accendere un mutuo
per acquistare questa casa, così ci guadagneremo
il rispetto dei cani che vanno a pisciare al parco.
Finché abbiamo capito che le nostre aspirazioni
non avevano più senso, che se si fermava la macchina
– la grande produzione seriale dei sogni precostituiti –
di colpo il meccanismo s’inceppava e abbiamo finito
per decapitalizzare il nostro immaginario,
ci siamo allenati a fare sempre meno tardi la sera,
a frequentare meno gente possibile e ci siamo accorti
di avere un sacco di serie TV da recuperare,
di film da rivedere – e ci siamo seduti, novelli spettatori
di un’apocalisse già avvenuta, i cui cavalieri sono
Netflix, Chili e Amazon Prime – abbiamo scoperto
che i titoli di coda del capitalismo
erano finiti già da un pezzo, mentre il mondo
non aveva bisogno di noi per tornare a respirare.
A quel punto sarebbe stato semplice, a qualcuno
è venuto pure in mente, qualcun altro è rimasto seduto
ad abbeverarsi alle fontane dei vini scadenti,
qualcun altro ha guardato l’abisso troppo da vicino
e non si è più rialzato; invece
abbiamo preso un impianto, lo abbiamo collegato
ad un generatore in mezzo al bosco
e abbiamo ballato per un anno, senza sosta,
ci siamo abbracciati come non accadeva da tempo
e abbiamo visto l’alba di un nuovo giorno sorgere

Porta Palazzo

Al Balôn a 5 € ho preso un disco,
l’ho messo sul piatto, giungeva una
musica lontana e malinconica.
– Dai, fammi un buon prezzo!

La scarpa col tacco luccica
nero lucida a fianco alla pelliccia
di visone: ogni cosa ha il suo
posto e ogni oggetto il suo valore.

Il disco è cambiato: ora c’è un brano
di Ivan Graziani – che parla
di un tale che ogni domenica, dopo
essere andato a zappare, si lascia
calpestare il viso da una prostituta
d’alto borgo e si crede D’Annunzio.

La donna può solo prostituirsi, scriveva
la Maraini, all’uomo spettano invece
tutt’altri ruoli: marchese arlecchino
borghese operaio poeta villano.

E ciò che c’è di visivo lo colma il tatto
e ciò che c’è di tattile lo colma l’olfatto.
– Ma perché ti dai rogne col mondo?
Non sai ch’è tutto chimica ed elettricità?

La materia è confinata, è bella, concreta.
L’anima è un costrutto degli spiritualisti
e se non sei spirituale non fai i soldi,

in Italia.

– Prendi me, che cullo le noie dei cantautori
da Marinella a Samarcanda e non mi curo
di alberi, frutteti o di allori;

la vita è una cosa semplice se ne cogli i dettagli
che stanno negli interstizi e non hanno
bisogno di accadimenti: il linguaggio rende
estraneo il quotidiano vivere

lo distorce e lo annulla: porta palazzo
è diventata una cartolina turistica ed io
non voglio far parte del suo paesaggio
di vecchie anticaglie senza mongolfiera:

io voglio ricostruire il pallone dei sogni
perduti e volarmene via.

Immagini di purezza

Vorrei sondare immagini
della mia vita passata
intrise di purezza salva-vita.

Ridurre la discrepanza:
rendere trasparente l’impostura.

Nei miei ricordi da ribelle
ho incastonato un credo,
unito nelle piazze e lontano
dagli schermi.

Altre piattaforme
riempivano gli sguardi;
solcavano i passi
meno ammaestrate pianure.

Allora, quando il bancomat
era solo un simbolo
da imbrattare con un uovo

e i letti in cui dormivo
erano solo una pausa
tra l’azione e il paesaggio successivo

la vita mi appariva come gioco
estraneo ad ogni compromesso

e non come un modo meschino
di giustificare al me ragazzo
l’uomo che sono diventato, di riflesso.

Non c’è fiume, né corrente
contro cui andare: soltanto
un timido fluire cui sfociare.

Perciò, non mi rimane che la fuga,
sperando l’amnesia possa giungermi
in soccorso, dimenticare in fretta

la strada del ritorno.

Immagine di Robert Giusti

а я люблю ссср

Ieri il presidente si è insediato,
oggi il compleanno del partito:
troppi ricordi, lasciatemi qui,
dove le odorose pietre miliari
del potere non arrivano;

non sono fresche, non sono rose,
è un olezzo strano, che sa di vecchio,
sa di ospedale, sa di carcassa
di animale in putrefazione:

la dannatissima de-evoluzione
che ci costringe, tra un quarto divino
e un altro di noia, a dover scegliere
tra la celebrazione del boia
o la canzone del marinaio.

Segnaliamo per i meno abbienti
la situazione del quartiere operaio
su rete 4, alle ore venti,
la deplorevole dissoluzione.

Ma come, non vedete queste persone?
Non vedete che gli mancano i denti
e anche la casa, in pieno gennaio?

Cantate di ciò che è stato
e di quello che verrà, con gaudio
di tutti i presenti.

Ma se sono diversi,
se pregano Allah,
non voglio nemmeno sentirne
i discorsi: spacciano, bevono,
dormono tersi di fronte gli androni
dei nostri portoni.

Sporcano, rubano, protestano anche!
Non sono uomini, sono fantasmi;
chissà quali arie di libertà
si davano in Congo, fra il Tigri e l’Eufrate,
nelle ore di veglia tra il viaggio ed il sogno.

Beati i popoli che non hanno bisogno
di santi, governi e di eroi.

Immagine via Russia Beyond