Verrò a prenderti domani

verrò a prenderti domani
inaspettato
come una linea di febbre
diretto
come il regionale delle undici
discreto
come un bicchiere offerto
sfacciato
come un bacio rubato

pronuncerò il tuo nome
con la punta della lingua
ti volterai, sorpresa
e ti domanderai
come ho fatto a ricordarlo

ti sfiorerò i polsi
con la punta delle dita
e un fremito su per le gambe
che ti sembrerà una vita
scuoterà l’apatia
di quella stupida serata

poi mi guarderai negl’occhi
e mi ripagherai
ricoprendomi di schiaffi
di pugni e di calci
per poi baciarmi, tumefatto
sul ciglio della strada
minacciando di arrestarmi

verrò a prenderti domani
ancora starai dormendo
ma verrò a trovarti in sogno
occupandoti i pensieri
e dicendoti: “svegliati, presto!
chi dorme non piglia principi azzurri
ma solo dei grandissimi bastardi”

verrò a prenderti domani
puntuale, come il rintocco
di campane a mezzogiorno
avrò quattro mazzi di fiori
(uno per stagione)
verde rosso giallo e blu
allora mi chiederai:
“ma tu, da me, che vuoi?”

verrò a prenderti domani
in estremo ritardo
quand’ormai non ci speravi
maledicendo il mio nome
e il dio e il luogo e il giorno
che ci fecero incontrare

verrò a prenderti domani
quando già sarai sul ponte
gridando “basta!”
pronta a buttarti, in attesa
del tuo personale
lanciatore di coltelli

io sarò lì, ti prenderò in giro
su quest’idea estemporanea
del suicidio e tutto il resto
mentre tu ti lancerai
anche solo per mostrarmi
che fai sul serio
ed io dietro, afferrandoti
all’ultimo minuto

verrò a prenderti domani
in una giornata storta
in cui non ti senti bella
e di uscire non t’importa
sarò quello che ti dirà
di non preoccuparti
ché le occhiaie non si vedono
e ora vedi di sbrigarti

verrò a prenderti domani
non ti deluderò, tranquilla
nel frattempo, fatti furba
apri la finestra
e osserva