Gli anni

sul 19 ripercorro
l’identica strada
che faccio ogni giorno:

passato l’ortofrutta
vai a destra,
poi sempre dritto

da qui, però, tutto
appare diverso,
 più veloce

e la gente, intorno
vive un limbo
esistenziale:

ombre grigie
zitte ‘n posa
ad aspettare

(chi o cosa
non ci è dato
sapere)

faccio l’alone
col fiato, sul vetro
e penso:

“ma allora questi
sono gli anni
migliori miei,

quelli d’oro
del grande Real
e di Happy Days!”

quelli là
(maledetto Pezzali
e pure Ralph Malph)

ora, che tu sia fornito
d’immense compagnie
oppure no

ti vien da domandarti:
“ma, io?
come li sto vivendo, io?”

dunque, ricapitolando:
iersera
sbronza colossale

ho ancora i ricordi
tutti lì,
sul marciapiede:

verdi kriptonite
mi sorridevano,
prosciolti

(o forse eran rossi
vermigli di vino,
non son sicuro;

infondo era buio, notturno
 infondo ero solo, ‘mbriaco
‘zzo 
faccio a saperlo?)

ad ogni modo,
suona il campanello:
è la mia fermata

scendo,
di fronte la mia porta
(quasi la perdevo)

il cielo bianco
di primo mattino
riassettami la mente

riportandomi persino
ad un angolo di strada
dove ho fatto la pipì

il mio bicchiere
rimasto lì,
ancora pieno,

ora splende
abbandonato
su di un palo:

ritto ‘n piedi
giallo ambiguo
mai caduto

 

 

 

 

 

(consigli per l’ascolto qui)

Siamo tutti d’accordo sul fatto che Fabio Volo scriva libri di merda.
Ma se domani Fabio Volo fondasse un partito e si presentasse agli italiani come il difensore dei diritti dei “sostenitori di Fabio Volo”, quindi di se medesimo, vincendo le elezioni, censurando le principali fonti di dissenso, sedando e corrompendo l’opposizione interna, allora Fabio Volo diverrebbe un grande scrittore.

È dunque questa, la democrazia?

CCleaner

la tavola è imbandita,
sporca ed imbastita
di pentole e di bucce,
di cicche spente e trucioli,
di frasi non dette
e sorrisi passati

ed io muto, mi trasformo
insieme alle stoviglie
di questa casa
troppo piena

fuori dalla finestra,
la gente vocifera forte:
hanno vite da vivere,
cartellini da timbrare

allora penso,
a cosa sono e a cosa ero,
nel ciel terso del mattino
che favorisce il verso:

ora so
che son mai stato bravo
nel pensare a gl’altri
al di fuori de’ miei bisogni

ma è quand’arriva il momento
del ricordo nostalgico,
del pensiero malinconico
ch’io mi volto, languido
e – svelto – ripulisco

tolgo tutti i collegamenti
col passato e col futuro,
lascio spazio al qui e ora,
tangibile e concreto

passo la spugna, raccolgo i fili,
rendo tutto sfavillante,
ammiccante ed efficiente
come e più del CCleaner

(da leggere con pezzaccio annesso)

Born to B 2

da quando siamo grandi
e abbiamo facoltà di scelta
calcoliamo le probabilità
rivalutiamo i rischi

ma s’io fossi uno strumento
vorrei essere un piano
non il primo, ben orchestrato
ma il secondo

che di solito non c’è
e quando c’è, è rappezzato
improvvisato
(oltreché mal gestito)

se parliamo di scelte, quindi
vorrei esser la seconda
ché ho odiato, sempre
i primi della classe

con il viso d’arroganza
di chi sa di vincer facile
ritagliandosi, ne’ discorsi
sempre l’ultima parola

io vorrei esser l’altra
non quella a prima vista
bensì la più nascosta
ché, se la vedi, resta

e se il gioco si fa duro
allora alzo la posta:
sarò il tuo piano B
(quello di riserva)

ch’io non credo nei proclami
e benché meno ne’ ritorni
ma una cosa, più di tutto
tento e seguo:

un sorriso, una battuta
un rimedio passeggero
la sorpresa nei tuoi occhi
l’imprevisto