Gli anni

sul 19 ripercorro
l’identica strada
che faccio ogni giorno:

passato l’ortofrutta
vai a destra,
poi sempre dritto

da qui, però, tutto
appare diverso,
 più veloce

e la gente, intorno
vive un limbo
esistenziale:

ombre grigie
zitte ‘n posa
ad aspettare

(chi o cosa
non ci è dato
sapere)

faccio l’alone
col fiato, sul vetro
e penso:

“ma allora questi
sono gli anni
migliori miei,

quelli d’oro
del grande Real
e di Happy Days!”

quelli là
(maledetto Pezzali
e pure Ralph Malph)

ora, che tu sia fornito
d’immense compagnie
oppure no

ti vien da domandarti:
“ma, io?
come li sto vivendo, io?”

dunque, ricapitolando:
iersera
sbronza colossale

ho ancora i ricordi
tutti lì,
sul marciapiede:

verdi kriptonite
mi sorridevano,
prosciolti

(o forse eran rossi
vermigli di vino,
non son sicuro;

infondo era buio, notturno
 infondo ero solo, ‘mbriaco
‘zzo 
faccio a saperlo?)

ad ogni modo,
suona il campanello:
è la mia fermata

scendo,
di fronte la mia porta
(quasi la perdevo)

il cielo bianco
di primo mattino
riassettami la mente

riportandomi persino
ad un angolo di strada
dove ho fatto la pipì

il mio bicchiere
rimasto lì,
ancora pieno,

ora splende
abbandonato
su di un palo:

ritto ‘n piedi
giallo ambiguo
mai caduto

 

 

 

 

 

(consigli per l’ascolto qui)