Tu sei il vuoto (poesia sulla violenza di genere)

tu sei il vuoto
un finale aperto
la mancanza di luce
infondo al tunnel

tu sei la mancanza
dispersa, inappagata
tra l’anelito
e il mancato applauso

dove cammini
non cresce niente
ché non fai mai caso
a ciò che calpesti

perché tu sei il nulla
che mi circonda
sei della stessa pasta
di cui son fatti i segni

che ti lascio, ogni volta
che – incauta –  ritorni
a me, senza pensare
senza pensarmi

ML/F/1984/91

Restiamo fuori dal resto del mondo

pensa ciò che vuoi,
i baci che ti ho dato
non durano in eterno:

altri ne serviranno,
ma saranno sempre pochi
paragonati a quelli
che ci davamo noi

tra meno di un minuto
ti volterai a cercarmi
ma io non ci sarò

rapito da nuovi orizzonti,
diretto su altri affanni,
ben sapendo
che non mi seguirai

a volte le cose vanno avanti,
ma non cambiano, lo sai:
viviamo, semplicemente,
mentre fuori i cani ululano,
la gente grida
e la natura, silente,
protesta

ora, però,
non pensiamoci:
restiamo fuori dal resto del mondo,
salviamoci da queste rime storte,
nascondiamoci tra le coperte
e le lenzuola nere, che del ciel
saran misura e metro

pensa ciò che vuoi,
ma i baci che ti ho dato
non li rivoglio indietro

È di nuovo domenica

è di nuovo domenica
splende ‘l sole
cantan gl’uccelli
giocano i bimbi

è di nuovo domenica
fuori, in le strade
vetrine piene
e vuoto di gente

è di nuovo domenica
dentro le case
le madri cucinano
e i padri ingrassano

mentre le orde di fedeli
in fila, si smistano
tra chi domanda la carità
e chi si lava la coscienza

è di nuovo domenica
perché sei tu, domenica?
t’amerei, se non ti odiassi
così uguale a te stessa

è di nuovo domenica
una risata isterica
tra il fondo del bicchiere
e un altro xanax

Ti cammino sotto i piedi

ti cammino sotto i piedi
a nessuno viene in mente
che spettacolo si perda
procedendo, a passi svelti
in posizione eretta
mentre io, sottosopra

vedo pagine di fianco
e geografie sensibili
vedo fiori e boccioli
ricoperti d’arancio
fra lo schiudersi di gambe
e l’onere dei tombini

e tu sopra mi cammini
ignorandomi, persino
senza fare troppo caso
al frastuono suburbano
di gambe e di bocche
castigate d’astinenza

mi ci vuole pazienza
ma sorrido, infondo al viale
penserai: “macché cretino”
mentre io qui, disteso
piegandomi di sbieco
ti rivolgo un altro inchino

(delucidazioni qui)