In altre parole

inoltro parole,
parole che poi
– per un gioco
d’acute mancanze –
rassicurano esistenze
deboli e rinchiuse,
perciò mi vergogno:
lo scellerato uso
che ne faccio
implica la mia
libertaria sintassi,
l’opporsi dei sessi,
l’odore della nostra
sperimentazione:
l’eclissi di senso;
il piccolo chimico
fa salti di gioia:
si sente già dio,
ma è un elemento;
ora, persino
il ritmo rallento,
allittero coppie
di versi diversi
e arresto il declino;
soddisfatto,
della tua amara prole?
intinta di dolore,
color blu di Prussia,
tendente all’oscuro;
andando, t’assicuro,
s’ imparano altre lingue,
ma per morire
e poi rinascere
non devi ritornare:
prosegui, vai,
non ti voltare,
potrebb’esserti fatale;
e quando passerai
davanti al mio cadavere
o a quello di tuo padre,
ricorda:
in altre parole
era meglio dormire