Nessuno si domanda che aspetto abbia il mondo dalle cinque meno un quarto alle sei, d’inverno

sognando luci d’un mondo imperfetto

mi sovvien questa canzone:

sui marciapiedi, esenti da sguardi
incontro parole
ripiegate, chiuse in se stesse
come le case, le chiese, le scuole

gocce di pioggia scure
s’alternano alle nostre vite
decretando una triste divisione:
chi ha mogli
chi ha letti
chi ha figli
(chi è bagnato e chi no)
ma chi si ama si battezza

in mezzo alle ferite
è il grande Leviatano ora

scioglie la sua magica medicina effervescente

mentre le donne aumentano

il passo: TIC TAC TIC TAC TIC TAC
fumo che sale, cicche spente
e la benzina che penetra
il tuo carburatore
non è niente, a confronto
dell’astuto decantare
di novelle e di passioni
di tramonti a cui rivolgere
i tuoi grandi occhi stanchi
demolita istituzione

alza la testa, apri le braccia
non rimane che vedere

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