Discerniti da me

Discerniti da me, ch’io ancora non esisto;
non faccio sconti, né a te né a me stesso,
che di parole annego nei fiumi
– santi i numi di bellezza profana,
puttana è la vita in ciò che consuma.
Chiaroveggenti i dottori di domani,
buchi di culo diluiti nel sogno
d’ “un posto al sole”, raitre, ore nove.
Le cose nuove ch’io vedo rifuggo;
ho disimparato a parlar d’amore,
nessun assioma può valer quanto
la composizione d’un riso sul volto,
l’irruenza d’uno sguardo deciso
e in esso, il concatenarsi del pianto.
Deriso il concetto, minore è la mole
dei nostri abbracci: pieni d’idee,
ma scevri d’in sé,
profumo, tatto, linfa, calore.

Macelleria Poetica

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Alle 21:30 di sabato 15 marzo la Macelleria Poetica  aprirà i battenti presso La bottega instabile in via Rialto 13.

Nel mezzo del mare urbano bolognese, un piccolo faro sperduto ha svolto il ruolo di non-scontato luogo comune, piattaforma di partenza per esperienze e biografie traverse. Centro gravitazionale di questa nuova ondata di giovani equilibristi della parola è ‘La bottega instabile’, cuore pulsante nel bivio di via Rialto.
Il motto qui è partecipazione; presenziare nel proprio piccolo ad un oggi più che mai confuso e caotico.
Una performance poetica in cui dieci funamboli, faccia a faccia con il pubblico presente, si coordineranno nello sforzo di dar voce e corpo ai propri schizzi d’inchiostro.  

Vi attendiamo, famelici.

(Per maggiori info andate qui o qui)

Il gran terremoto dell’EmiGlia

della tua schiena intersecarsi
tra le mie mani tremanti
non ho che un vago ricordo,
ormai:

del mio sguardo antropologico,
dei tuoi gesti dosati,
dei nostri discorsi edulcorati,
da personaggi di commedie brillanti,

della tua bocca rapace allinearsi
alla mia, mentre strisciando,
da perfetti sconosciuti già amanti,
percorrevamo i muri di via Irnerio

e lì, in quel che passò alla storia
come “il gran terremoto dell’Emiglia”,
quando i prati si tinsero di rosso
e gl’oceani furon ricoperti di cenere

quando il cielo divenne un abisso
e le trentasei lune si fusero insieme,
allora, in quell’unico frangente,
il nostro bacio sfiorò l’Iperuranio