Tempi di reazione

il conservatorismo, qui, non ha fatto prigionieri:
l’abbiamo digerito, imbastito, fatto nostro
reso consueto, comune, circostanziale

del potere, qui, abbiamo un’idea flebile
eppure l’abbiamo accolto alla nostra tavola
come si fa con un amico dalla dubbia provenienza
che però ci è familiare
al desiderio, qui, contrapponiamo l’indolenza
la percezione del languore, la costante noncuranza
ché il cadavere di Mussolini non è mai stato sepolto
e continua a manifestarsi, insieme a quello dei massoni
dei corrotti, dei mafiosi e l’avvenire appare oscuro
che non si arriva, per me, al 2021
per vedere la doppietta della storia
che ci supera e ci dribbla, nel silenzio degli astanti
qui scorrono ore come se fossero anni
e a nessuno, pare, importi degl’inni autoritari
e delle braccia tese, nel rancore tricolore

nelle piazze, nei palazzi, s’odono voci simili a cori
e ora sì, ci apprestiamo a diventare tutti uguali
asserviti all’ignoranza, nel collaborazionismo
dei nostri giorni felici
ma non vediamo né sentiamo: d’altronde, se hai bevuto
per un fascio prolungato dalle mani di chi ti paga
per rimanere cheto, il riflesso è offuscato,
rallentato, imprigionato

sono tempi di reazione

Andy Warhol,
Andy Warhol, “Car Crash”, 1962

LiberAzione – reading di poesia civile

 

LiberAzione

 

 

 

 

 

 

 

Contro il logorio della dittatura moderna, contro ogni sorta di oppressione fisica o sociale, contro l’appiattimento culturale, Rivista! una specie in collaborazione con LaGabotte e Bébert edizioni, organizza – in vista della festa del 25 aprile – un reading di poesia civile: LiberAzione.

Se vi sentite civili o incivili, estranei o partecipi, avviliti o affrancati dallo stato di cose attuale; se volete ascoltare o anche solo immaginare qualcosa di diverso dalla grigia ragioneria a cui ci hanno tristemente abituati; se volete reagire all’assopimento e non restare in disparte, siete invitati giovedì 24 aprile, dalle ore 22:00, al circolo Arci La Vereda (via De’ Poeti 2, Bologna).

Programma:

Ore 22:00 – “Letture Anarkike” di Giuliano Bugani (Bébert edizioni).
Ore 22:30 –  LaGabotte in reading.
Ore 23:30 – Musica dal vivo.

Armatevi, sì, ma di versi;
la storia non è ancora finita.

Riprendere Palermo

(Versione aggiornata al 2015)

sdraiati come cani intrappolati
in stazione all’ombra dei muretti non batte
il sole su teste giovani e vecchie
Palermo sorride della stagione
zingari botteghe chiuse e feritoie
vesciche aperte dalla regione
regione aperta dalla provincia
provincia aperta dal comune
comune aperto dallo zio del cognato del figlio
buone famiglie dal sangue infetto
festeggiano, a quest’ora, ridenti regali rughe
quanti i complessi edipici irrisolti
difetto congenito di fabbricAzione
e immeritato oltre

ma qui non tiene la maniglia

L’UNIFICAZIONE ARRIVERÀ
CON 150 ANNI DI DISAGIO
U MARCATU DA’ VUCCIRIA
FASCINO IN ROVINA A METÀ PREZZO
FORZA SIORI FORZAAA!

tetro blasfemo teatro lirico in rivolta
datata risibile nostalgia neorealista
arriva a cavalcioni al cospetto granturista
del villaggio-cartolina per onniscienti vacanzieri

cos’altro? angolo, angolo, angolo…   nel retto!
te lo dico amico, hai chiuso

FACCENDIERI AUSTRIALIANI
GE-O-LO-GI GIAPPONESI
MACCHE’ DESTINO E DESTINO
QUI SI FA LA SPOLA PER LA PILA
VOLETE CARNE? VOLETE PESCE?
SEMPRE QUA DOVETE VENIRE!

è Ballarò mare d’incenso
(mai vista una chiesa a cielo aperto)
torniamo all’appagante perDizione
(forse a Berlino)
pensieri affollati di morte e no
(sì sì era Berlino)
sguardi nutriti di voglia e
attaccamento rigido alla terra  ma
accattoni a piene mani si schiaffeggiano
sul porto come bestie

eccomi: sono il figlio vostro e mi prodigo ostinatamente
nel non volervi insegnare niente su come si stia al mondo
perché c’è tanto da imparare contemplando avidamente

Palermo, mia vera città eterna, riprenderti è impossibile
(lo posso ancora ammettere ad onta di ubriaco)
le tue storie si disperdono nel racconto inesplicabile
–  il mito del dileggio la fatica del disarmo
il paesaggio incandescente –
e sole a pieno cielo da star male
che s’assottiglia pezzo dopo pezzo dopo pezzo
e solito /bellissimo/ nudo scoglio all’orizzonte

un quotidiano riso si fa beffe di noi e seppellisce
le teste nei salotti e i corpi nel cemento

sia quel che sia, vada come vada
ciao – ma viva l’Africa!

vucciria-guttuso
Renato Guttuso, “Vucciria”, 1974

(Versione precedente su Il Bestiario)