Riprendere Palermo

(Versione aggiornata al 2015)

sdraiati come cani intrappolati
in stazione all’ombra dei muretti non batte
il sole su teste giovani e vecchie
Palermo sorride della stagione
zingari botteghe chiuse e feritoie
vesciche aperte dalla regione
regione aperta dalla provincia
provincia aperta dal comune
comune aperto dallo zio del cognato del figlio
buone famiglie dal sangue infetto
festeggiano, a quest’ora, ridenti regali rughe
quanti i complessi edipici irrisolti
difetto congenito di fabbricAzione
e immeritato oltre

ma qui non tiene la maniglia

L’UNIFICAZIONE ARRIVERÀ
CON 150 ANNI DI DISAGIO
U MARCATU DA’ VUCCIRIA
FASCINO IN ROVINA A METÀ PREZZO
FORZA SIORI FORZAAA!

tetro blasfemo teatro lirico in rivolta
datata risibile nostalgia neorealista
arriva a cavalcioni al cospetto granturista
del villaggio-cartolina per onniscienti vacanzieri

cos’altro? angolo, angolo, angolo…   nel retto!
te lo dico amico, hai chiuso

FACCENDIERI AUSTRIALIANI
GE-O-LO-GI GIAPPONESI
MACCHE’ DESTINO E DESTINO
QUI SI FA LA SPOLA PER LA PILA
VOLETE CARNE? VOLETE PESCE?
SEMPRE QUA DOVETE VENIRE!

è Ballarò mare d’incenso
(mai vista una chiesa a cielo aperto)
torniamo all’appagante perDizione
(forse a Berlino)
pensieri affollati di morte e no
(sì sì era Berlino)
sguardi nutriti di voglia e
attaccamento rigido alla terra  ma
accattoni a piene mani si schiaffeggiano
sul porto come bestie

eccomi: sono il figlio vostro e mi prodigo ostinatamente
nel non volervi insegnare niente su come si stia al mondo
perché c’è tanto da imparare contemplando avidamente

Palermo, mia vera città eterna, riprenderti è impossibile
(lo posso ancora ammettere ad onta di ubriaco)
le tue storie si disperdono nel racconto inesplicabile
–  il mito del dileggio la fatica del disarmo
il paesaggio incandescente –
e sole a pieno cielo da star male
che s’assottiglia pezzo dopo pezzo dopo pezzo
e solito /bellissimo/ nudo scoglio all’orizzonte

un quotidiano riso si fa beffe di noi e seppellisce
le teste nei salotti e i corpi nel cemento

sia quel che sia, vada come vada
ciao – ma viva l’Africa!

vucciria-guttuso
Renato Guttuso, “Vucciria”, 1974

(Versione precedente su Il Bestiario)