Tempi di reazione

il conservatorismo, qui, non ha fatto prigionieri:
l’abbiamo digerito, imbastito, fatto nostro
reso consueto, comune, circostanziale

del potere, qui, abbiamo un’idea flebile
eppure l’abbiamo accolto alla nostra tavola
come si fa con un amico dalla dubbia provenienza
che però ci è familiare
al desiderio, qui, contrapponiamo l’indolenza
la percezione del languore, la costante noncuranza
ché il cadavere di Mussolini non è mai stato sepolto
e continua a manifestarsi, insieme a quello dei massoni
dei corrotti, dei mafiosi e l’avvenire appare oscuro
che non si arriva, per me, al 2021
per vedere la doppietta della storia
che ci supera e ci dribbla, nel silenzio degli astanti
qui scorrono ore come se fossero anni
e a nessuno, pare, importi degl’inni autoritari
e delle braccia tese, nel rancore tricolore

nelle piazze, nei palazzi, s’odono voci simili a cori
e ora sì, ci apprestiamo a diventare tutti uguali
asserviti all’ignoranza, nel collaborazionismo
dei nostri giorni felici
ma non vediamo né sentiamo: d’altronde, se hai bevuto
per un fascio prolungato dalle mani di chi ti paga
per rimanere cheto, il riflesso è offuscato,
rallentato, imprigionato

sono tempi di reazione

Andy Warhol,
Andy Warhol, “Car Crash”, 1962