Qui non c’è niente da rubare

Qui non c’è niente da rubare:
son stato io a rapirvi lo sguardo,
togliendovi la facoltà di decidere,
congelandovi l’immaginazione.

Qui non c’è niente da rubare:
sono io, ladro di sogni, a nutrirmi
d’ogni vostro più piccolo segreto,
trasformandolo in stupore.

Qui non c’è niente da rubare:
non troverete che la vostra vita
capovolta, un po’ più bella forse,
e appena un po’ più tragica.

Ma ora no, non rifiutatevi,
sentendovi beffati e denudati,
perché altri si sono arricchiti
dei vostri passati vagiti;

non singhiozzate, non disperatevi,
tanto qui c’è ben poco da piangere,
perché ciò che avete perso
non è mai stato né vostro né mio.

Magari, con fare distratto,
mi regalerete ancora un sorriso
e poi, se avrete deciso,
potrete imparare a guardarvi intorno

e capire che c’è tutto da perdere
e tutto da prendere dall’insignificanza;
vestitevi d’inutile, e non avrete mai
di che temere o regalare:

occhio per occhio, niente per niente.

David Hammons, "Vendita di palle di neve", 1983
David Hammons, “Vendita di palle di neve”, 1983

È strano che tu muoia

A Federico, Stefano, e tutti gli altri.

È strano che tu muoia
di nuovo, ogni volta
che una sirena passa
oltre la grata,
facendo udire
il suo lamento tetro.

È strano che tu muoia
di nuovo, da capo,
dopo esser stato
amico e compagno,
dopo aver avuto luogo
nella tua storia: la vita.

È strano che tu muoia.
Guardo una tua foto
sbiadita dal sole,
che rende visibile
la polvere
sulla tua vicenda:

chiaro è il tuo sorriso,
così diverso da quello
di quanti hanno deciso
che tu dovessi soccombere
– picchiato, calpestato –
per un pensiero, un colore.

È strano che tu muoia:
tu sei morto e non risorgi
come il dio degli assassini,
sicuri della loro impostura:
nella loro impunità,
la loro damnatio memoriae.

È strano che tu muoia:
tu sei morto e resti morto
in ogni buia fogna,
in ogni cieca fossa,
in ogni vile plauso,
in ogni divisa promossa.

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