È strano che tu muoia

A Federico, Stefano, e tutti gli altri.

È strano che tu muoia
di nuovo, ogni volta
che una sirena passa
oltre la grata,
facendo udire
il suo lamento tetro.

È strano che tu muoia
di nuovo, da capo,
dopo esser stato
amico e compagno,
dopo aver avuto luogo
nella tua storia: la vita.

È strano che tu muoia.
Guardo una tua foto
sbiadita dal sole,
che rende visibile
la polvere
sulla tua vicenda:

chiaro è il tuo sorriso,
così diverso da quello
di quanti hanno deciso
che tu dovessi soccombere
– picchiato, calpestato –
per un pensiero, un colore.

È strano che tu muoia:
tu sei morto e non risorgi
come il dio degli assassini,
sicuri della loro impostura:
nella loro impunità,
la loro damnatio memoriae.

È strano che tu muoia:
tu sei morto e resti morto
in ogni buia fogna,
in ogni cieca fossa,
in ogni vile plauso,
in ogni divisa promossa.

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