Professione, musa

Unica via del Cosmo
prosegui maestosa
placida nel tuo furore di stella
a Brodway, a Bollywood
in tutte le lanterne
su tutti i cornicioni
– ad ogni angolo, ad ogni faro
tu calchi i palcoscenici, diletta –
resisti a reminiscenze
riecheggi lontana, elettrica
risuoni negli immaginifici prosceni
di drammi drammaturgici
rigurgitanti siderurgici paesaggi
piscine di nervi e colon stretti
sorrisi a trentacinque denti
e cocktail-party
mastichi frasi apparenti d’orgoglio
e abbandoni i ricordi
le sacre vie illuminate dai luminari
senza licenza
mormori sconcezze al telefono
e ridi
ridi di gusto nel tuo mantra osceno
e ho avuto crisi di convulsioni
se non risentivo la Tua soave voce
claudicante e Musa
rimbalzare fra le pareti
suoni segreti a me sì vicini
da ricordarmi chi ero
il bene che mi vuoi e l’amore mio
Infinito, spacciato
spaccarsi a terra spicciolo
calpestato dai piedi in fuga
avvezzi alla fretta, alla nostalgica
genuflessione della memoria.

Ora riparti, fulgida
senza attendere commiati
e te ne vai, senza voltarti
ballando sull’asse
che da Istanbul a Kiev al Cairo
ti porterà nello studio di un altro
ennesimo aspirante artista pazzo
incompreso, ma premuroso
insicuro e bisognoso delle tue cure
delle tue pere d’autostima
dei tuoi pompini all’occhiello
con fedina morale.

Lui ti metterà una pistola in mano
e ti pregherà di riportarlo
nell’edulcorato mondo delle idee
che Tu e Tu soltanto puoi indicargli
con la Tua voce,
le Tue movenze, i Tuoi consigli
– atroce e crudele come non mai
saprai ben dirgli:

“Non oggi,
macchieresti il mio tappeto
e poi per cosa?”
“Quando ti ho conosciuto
non avresti distinto
un Picasso da un Rembrandt,
e adesso vuoi ammazzarti?”
“Troppo comodo, tesoro”
“Stai buono, ti passo i pastelli
ti dò questo grande foglio
ecco, così, sì, dai, sfoga, da bravo”.

E lui ti guarda, ed io lo guardo
e guardo Te che fai cerchi intorno
e penso a tutto il male
e penso a tutto il bene
che l’Arte della sofferenza
continua a fare in questo mondo
che a volte, per troppo zelo
smette di apparirci
come l’unico possibile.