Majakovskij nel bagno

Caro mio amico e fratello,
compagno di notti insonni
sudate sull’eremo di Tizzano,
una durissima sciarada ci attende
tra le piaghe della fame
e la mancanza d’appetiti.

La mia paura d’arrivare in cima
è tale – nell’amara consapevolezza
di non poter varcar la soglia –
che, solo, mi aggiro tra ciò che sono
e ciò che gl’alteri aspetterebbero.

Nessuno è pronto adesso
a rimembrare il suono dello sparo,
ma tutti vorrebbero essere al mio posto
mentre, solo, mi accingo a spingere
la porta che divide il bagno dal soggiorno
– lasciando il peso delle mie fatiche
a raggelarsi sul mio letto –
e il cadavere di Vladimir
lì disteso, sul pavimento:
batte ancora il suo gran cuore
nello scarico che, lento,
vorrebbe ingoiare i segni
di un dolore così grande.

Nessuno è pronto adesso
a rimembrar le urla salire per le scale,
ma tutti vorrebbero essere al mio posto,
da cotante tubature sgorganti sangue,
per colare, coscienziosi, sulle membra.

Vane le nostre esistenze di fronte a tale perdita
(e questo è forse il punto: altre vite abbiamo avuto,
senza rendercene conto), presenze nell’assenza
di un’impropria occupazione.

Il fatto è, mio vecchio,
che ci accingiamo ad usurpare il posto di chi, invero,
fu disposto anche a morire per la sua Rivoluzione:
benché ci dia diletto pensare d’esser come loro,
sopravvivremo, nostro malgrado, a questo mondo
ché di esso siamo figli e ad esso infami torneremo.

Ma la follia è da pagar cara – come la solitudine,
del resto – generata (e non genetica)
dal troppo lauto prezzo.

Perciò brindo:
a ciò che siamo stati, a ciò che non saremo.

 

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2 pensieri riguardo “Majakovskij nel bagno”

    1. Ti ringrazio dei complimenti. La grafica è un template di wordpress, per quanto riguarda Majakovskij se ne dovrebbe parlare più spesso, hai ragione, e meno a sproposito.

      Saluti,

      D.

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