Buongiorno Luna

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Le cime dei tetti, ora
reclamano una Luna assente.
Il suo nome mi rallegra
e mi rattrista al pensiero:
natura di satellite
che gravita, leggero,
trasognante corona,
trapunta di sogni agitati
la città dormiente.
Apparente è la mia calma,
ma dentro
ho tumulti di passioni
e inverati desideri,
che mai affievoliscono
la luce del Suo viso.
Ogni volta che l’ho vista
illuminarsi, avrei voluto
che m’irradiasse
con la sua sola presenza.
Domani sarà un sole perfetto,
ma io vorrò sempre la Luna.
Così, intrepido, aspetto
che sia lei a manifestarsi,
ancora:
ha la dote di sparire
nei momenti in cui di lei
avrei bisogno, e l’attendo,
nascosto, fra i cunicoli,
sperando
che venga a trovarmi
quand’è giorno.
La fine di un amore
somiglia a certi film smielati
di cui evito lo sguardo;
ma il riflesso d’un amore
mai iniziato
è come essere rimasto fuori
alla prima che aspettavo,
da un anno.
Fior di paragoni
e rimandi letterari
non reggerebbero il confronto
del sentimento che ora provo.
Come il marinaio sto
di vedetta a scorgerne il profilo
ora vecchio, ora nuovo.
Ha l’animo infantile
e un sorriso da Parnaso.

Io non riesco
a distogliere lo sguardo:
io la cerco
e non la chiamo.
Ho bisogno di vederla,
più del mare, per placarsi
e tornare, poi, alla quiete.
S’io fossi fiume
inonderei le strade,
reclamandola a gran voce.
Ma i suoi occhi sono pozzi,
che non lascian trasparire
tormento, né abitudine.
Ch’io possa esser dannato
per non avere i mezzi
per meritare
una Luna così piena!
Maledico il giorno in cui
non vi sono salito,
avendola ad un palmo.
Perché penso, perché scrivo?
Perché sono
così poco animale
e così – tremendamente –
umano?