America

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America
io lo so cos’hai provato
nel vedere le tue cosce ben nutrite
violentate dall’aereo
che ti ha penetrato, nel panico generale.
America
io lo so cosa ti ha portato
a scaricare il tuo odio antico
sulle terre di Maometto,
ad uccidere Saddam che s’era nascosto
[dentro a un buco
a bombardare il suolo libico
come un film di John Wayne
“Ed io chi sarei?”
come un film con Humphrey Bogart
“Francamente me ne infischio!”
America
io so perché hai provato
ad addestrare i ribelli siriani
e a proteggere Tayp Erdogan
mentre uccideva i compagni kurdi.
America
io lo so cos’hai pensato
mentre le generazioni soccombevano
sotto i fucili e le munizioni.
America
dai biondi litorali
io so perché ogni giorno
ci dai notizie dei tuoi amori passeggeri.
America
io lo so perché non hai voluto
che la tua giovinezza,
insieme a quella del resto del mondo,
crescesse e diventasse florida,
vendendo muffin&libertà
negli ipermercati
illuminati a energia nucleare.
America
le cui ombre aleggiano
sotto la maschera dei Trump
e dei Bush e dei Reagan,
America e la tua
divina pornografia.
America
il nuovo impero costruito nell’Ontario,
nei paradisi Apple dorati della California.
America
che hai messo fiori nei tuoi cannoni
e fast food a basso costo nel centro di Palermo.
America
che hai promosso
i diritti degli omosessuali
e schiacciato i sogni del resto del mondo.
America
che hai stretto
i pugni attorno a un tavolo
e i cadaveri in un fosso.
America
delle università blindate
che hai dato fuoco alle chiese nere.
America
che per anni ci hai nascosto
il tuo vero volto.
America
di bambini armati
e bambinaie disperate sui banconi.
America
che malgrado tutto questo
non tolleri la menzogna
e non vuoi sentir ragioni.
America
che non vuoi superuomini,
ma supereroi.
America
impegnata a scacciare il puzzo
dai ghetti di Harlem.
America
Bin Laden ha scritto anche poesie,
ma i tuoi figli in Iraq
sono morti di te.

L’origine del mondo

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Piegherò le ali,
per farle entrare in un baule
grande come questa stanza.
Andrò via
da questi luoghi desolati,
dove l’aria è macero di stelle
e paure incancrenite, in ogni
perla, in ogni guasto di cielo.
Arriverò persino
a dimenticare il tuo nome
e la nostra disfunzione
cerebrale, machiavellica,
che rinuncia ad ogni calcolo.
Salpare per mari sconosciuti:
fuori ci sarà il sole
a dorare le nostre pelli
di mogano; i bianchi,
dopo l’elezione di Trump,
si saranno già estinti.
Il sud respirerà
di brezza marina
e aghi di pino, mentre noi,
cannibali convertiti,
non ci domanderemo
l’origine del mondo
– così, potremo scegliere
di abitarlo, insieme.

 

Nasce NEUTOPIA – Piano di fuga dalla rete

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Capitano delle volte in cui alcune persone si mettano insieme autonomamente e – senza ricevere ordini o direttive – scelgano di condividere lo stesso percorso.

Neutopia è uno spazio collettivo a misura individuale, auto-gestito, auto-organizzato e auto-finanziato, che vuole partire dalla rete, sì, ma per andare altrove. Quattro rubriche: NOUMENO per la critica, AFTER AFTER per i racconti, ALEPH per il visivo e POIEIN per la poesia.

Dove siamo? Per adesso qui, ma presto saremo in molti altri posti.

Questo non è un blog, questo non è un diario, questo non è un social network: questo è un piano. Per coloro che vorranno farne parte, potrà servire ad abbattere alcune frontiere, per tentare di riportare la letteratura a ciò che era in origine: uno slancio dell’immaginario.

Dall’editoriale Una nuova utopia, di Gabriele Stilli.

Ode ad A

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Canzone dell’amore perduto,
canzone dell’amore ritrovato, poi perduto
e ritrovato, nuovamente.
Riverso nella città di Pessoa ripenso a te,
Tabucchi martella le tempie
e Pereira non mi sostiene.
Fuggo dalle retoriche del calcio,
dall’ultima parola lieve,
dalle derive orgiastiche
e dagli itinerari letterari.
Amor a nulla ho amato,
amor perdona,
ma una poesia-fiume ti dedicherò.
Abbiamo degli ottimi shottini d’autostima,
camere semi-ammobiliate da 6 brande ciascuna,
una chitarra nel cortile e bionde birre e fate
;
No, grazie.
Circondato da superficialità,
è caldo asfissiante misto a rabbia
e disidratazione da campo profughi ciò che sento;
a digiuno delle tue mani,
penso agli angoli della tua bocca, quando sorridi
farsi taglienti e sottili.
Ore di camminate sparse sotto il sole cocente
che allegro non è, Allegra non c’è,
non è mia l’allegria di questo giorno
che incendia le teste, fa scoppiare i copertoni,
le vesciche, le vene varicose.
Porta tu ciò che serve.
Io voglio solo tornare a casa.
Non ho voglia di fuggire,
sono stanco di cercare:
dove sei?

I tuoi occhi incavati
testimoniano le lacrime
che scorrevano,
lungo le tue vie.
Ora l’asfalto si sfalda
e da Palermo a Messina
Falcone muore, con Borsellino
e tutte le Anna di Peppino.
Ma se Amore Non Ne Avremo,
per quanto io possa dimenticare,
tu ritornerai sempre,
le mie ossa sicane incontreranno
il tuo nordico sguardo,
universale nelle viscere.

Ciò che divide.
Ciò che unisce.
Aperta di mente
e chiusa di carattere,
abbracci moltitudini.

Mentre io, non sono che uno.
Non posso che farmi diverso,
essere diverso ogni giorno,
per non stancarti mai.

Così potrai riconoscermi,
scavando entro le costole,
riconoscerai i solchi,
saprai le cicatrici,
e tutte le imperfezioni.

La mano saprà
cos’è che manca e dove.
Un gioco antico come il male.
Così ti unirai a me, smaniosa.

Prendimi quand’è ora.
Ci vediamo alle porte di Apolide.
Ci vediamo alle colonne d’Ercole.
Ci vediamo laggiù, dove sai.