Ode ad A

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Canzone dell’amore perduto,
canzone dell’amore ritrovato, poi perduto
e ritrovato, nuovamente.
Riverso nella città di Pessoa ripenso a te,
Tabucchi martella le tempie
e Pereira non mi sostiene.
Fuggo dalle retoriche del calcio,
dall’ultima parola lieve,
dalle derive orgiastiche
e dagli itinerari letterari.
Amor a nulla ho amato,
amor perdona,
ma una poesia-fiume ti dedicherò.
Abbiamo degli ottimi shottini d’autostima,
camere semi-ammobiliate da 6 brande ciascuna,
una chitarra nel cortile e bionde birre e fate
;
No, grazie.
Circondato da superficialità,
è caldo asfissiante misto a rabbia
e disidratazione da campo profughi ciò che sento;
a digiuno delle tue mani,
penso agli angoli della tua bocca, quando sorridi
farsi taglienti e sottili.
Ore di camminate sparse sotto il sole cocente
che allegro non è, Allegra non c’è,
non è mia l’allegria di questo giorno
che incendia le teste, fa scoppiare i copertoni,
le vesciche, le vene varicose.
Porta tu ciò che serve.
Io voglio solo tornare a casa.
Non ho voglia di fuggire,
sono stanco di cercare:
dove sei?

I tuoi occhi incavati
testimoniano le lacrime
che scorrevano,
lungo le tue vie.
Ora l’asfalto si sfalda
e da Palermo a Messina
Falcone muore, con Borsellino
e tutte le Anna di Peppino.
Ma se Amore Non Ne Avremo,
per quanto io possa dimenticare,
tu ritornerai sempre,
le mie ossa sicane incontreranno
il tuo nordico sguardo,
universale nelle viscere.

Ciò che divide.
Ciò che unisce.
Aperta di mente
e chiusa di carattere,
abbracci moltitudini.

Mentre io, non sono che uno.
Non posso che farmi diverso,
essere diverso ogni giorno,
per non stancarti mai.

Così potrai riconoscermi,
scavando entro le costole,
riconoscerai i solchi,
saprai le cicatrici,
e tutte le imperfezioni.

La mano saprà
cos’è che manca e dove.
Un gioco antico come il male.
Così ti unirai a me, smaniosa.

Prendimi quand’è ora.
Ci vediamo alle porte di Apolide.
Ci vediamo alle colonne d’Ercole.
Ci vediamo laggiù, dove sai.