Certificati d’esistenza per animi incendiari

Certificati d’esistenza per animi incendiari:
vuoti d’essenza, nell’assenza di un pensiero,
farsi posto, Vergine, tra le macchine.

Seminari d’ignoranza per antiparassitari
e pranzi a ferro e fuoco,
le prossime domeniche.

Amico ti ringrazio per la solitudine,
perché sostando ho trovato la scrittura
e con essa mi sono riappropriata del pensiero.
Madre ti ringrazio per gli schiaffi ed i rimproveri
seguiti dai “ti voglio bene”,
perché così ho imparato l’alternanza di gesti e parole.
Amica ti ringrazio per i baci
seguiti dai “lasciamo perdere” – seguiti dalle lacrime,
dai “riproviamoci” – “è stato un errore”.

Certificati d’astinenza per gli orgasmi mancati
radunarsi spiccioli sotto un’unica voragine
seguita dal freddo delle costellazioni e dai Pianeti.

Ora spingi il carrello del supermarket,
scegli quello che duri di più e costi meno,
spingi la faccia contro il cartello della mostra:

l’Arte è un cadavere e noi celebriamo il suo funerale,
l’amore è guasto corrotto insicuro,
per te questo è marketing e non morte precoce.

Ma quand’appiccheremo l’incendio,
non avremo più
nessuna parola!
nessuna parola!
nessuna parola!
nessuna parola!
nessuna parola!

Nessuna parola per descrivere adeguatamente il piacere
sottile che taglia la carne,
la mia pelle brucia e scoppia e ribolle.

Bile cola sul marciapiede,
unita alla vertigine di un pensiero vergine:
“Chissà cos’ho provato quando venivo al mondo?”

Quando non trovavo le parole per l’ingombro,
né per questo senso di perenne farabutto
coito erosionale interrotto che sale.

La mia nascita
dev’essere stato l’orgasmo migliore di mia madre
(per questo lo ricorda così bene).

Ecco le sirene cantare
(mi riportano da dove provengo):
Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?

In ospedale.
Ti prego, Amìr, non farmi morire.
Ho bisogno di te. Ne ho bisogno adesso.
Ti porto a scoprire le opere di Ziba Karbassi,
ti porto a sentire la suite di Chopin,
ti porto a… ti porto… ti_|

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