La “mia” Torino

Devo ringraziare per questo testo Charlie D. Nan,
che ha fissato la prima stesura del “soggetto”
– originariamente in forma di sceneggiatura –
il 06/02/2017, giunto adesso a forma compiuta.

 

(Esterno Notte).
Discutibile ascesa di piccioni in volo.
Un gruppo di ragazzi skatano
sotto la statua di Carlo Alberto.
Uno di loro tenta la scalata
per far colpo sulla giovane bella.
Allora C. A. si anima e s’incazza.

. «CONOSCI TU LA STORIA
DELLA MIA FAMIGLIA?»

. «SÌ. ERAN TUTTI COMICI
DELLA TELEVISIONE».

. «COME OSI, PIVELLO?
ALMENO IO
NON VADO IN GIRO
SU UNA TAVOLA SIFFATTA!»

. «MA SMETTILA.
NON SEI NEANCHE UN EROE
DI GUERRA (LE ZAMPE DEL
CAVALLO, SI VEDE)».

. «VERGOGNATI!
CONOSCI, ALMENO,
LA MIA TORINO?»

. «SE LA CONOSCO?
MEGLIO DI TE,
CHE SEI MORTO!»

. «BENE, ALLORA MONTA.
TI FARÒ VEDERE IL REGNO
COME NON L’HAI MAI VISTO».

– E i due cominciarono
per via Po ad avanzare
sul maestoso animale, ma
“Niente da fare”
– disse la Municipale.
“Qui non si circola a cavallo
senz’autorizzazione”.

. Così, fecero la multa al Re
e sequestrarono il quadrupede.
«DIO FA’!» – imprecò C. A.,
sempre più afflitto,
ignorando il fatto
che dio era morto

E noi l’abbiamo ucciso!
– come avea scritto
quel baffuto signore (un artista)
che abitava, un tempo, quelle vie.

“Oh, come siam felici
noi uomini di conoscenza,
posto che si sappia
tacere abbastanza a lungo!”[1]

E vide il cavallo
in Piazza Carignano
fustigato dalla celere,
così l’abbracciò, piangendo

Ma questi era tornato di bronzo
e non potea fare più un passo
– forse, anche per questo,
l’aveano rinchiuso in ospedale

Quell’anziano signore pazzo
che solea firmarsi
DIONISO – IL FORTE
O L’ANTICRISTO

Allora, ancor più sconfortato,
C. A. sospirò mesto:
«È proprio vero – non è più
la MIA Torino!».

Un punk a bordo strada
gli domandò una sigaretta
e lui gliela negò,
facendosi strada fra le auto

– allora egli imprecò,
tornò al semaforo e fece
due o tre piroette
giocolando con le palle

E coi soldi raccolti
prese un trancio di pizza
dal kebabbaro a fianco
e lo divise con un clochard.

– Vedendo tale scena,
C. A. ne fu commosso
e capì che qualcosa
era rimasto:

la solidarietà tra uomini
– folli, sì, disperati, certo,
ma uniti dallo stesso
identico destino.

Il suo granitico cuore
si avvedette e si sciolse,
una lacrima di calcare
gli lastricò il volto

Così, sereno,
riprese posto
nella piazza che ancora
porta il suo nome.

I giovani di prima, intanto,
per trasportare il cavallo,
piazzarono gli skateboard
sotto le zampe.

Così, costeggiarono Piazza Vittorio,
mentre le orche sfiatavano
i Murazzi dalle acque del Po
e i palazzi crollavano.

Davide Galipò
Torino, lì 13/02/2017

[1] Tratto dalle “Lettere della follia” inviate da F. N. a Torino

Pdf. scaricabile qui.