Lettera dai posteri

Di loro si dirà:
scrivevano molto,
parlavano
poco – a volte
insultandosi, per

[scoprire chi l’aveva più lungo

[il sapere]:

dell’epoca diranno

[se ci sarà chi dirà, ancora]

: “erano tempi bui”,

“nessuno aspettava l’aurora”,

[e per fortuna]

“serviva un cambio di rotta”,

“qualcuno che mettesse
tutti e tutte al loro posto”

[da appendere, poi, insieme al crocefisso,

in piazzale Loreto

col papa e la regina].

Di loro si dirà: erano “per”

erano “contro”

– erano rimasti a guardare –

avevano dissentito.

Dell’epoca diranno:

tutti davano a tutti

appuntamenti

[li chiamavano – eventi]

ma poi nessuno

partecipava davvero

[se non a livello nominale]

un blando interesse

velato d’amici immaginari.

Di loro si dirà:

“erano pazzi” e – forse –
“erano soli”.

Mettevan gli ‘a capo’

ne’ discorsi

e nei loro culi, cazzi

andati a capo, ancora

[credevan di poetare].

Nessuno lavorava,

ma avevano tutti

un posto in cui dormire;

il capitalismo era finito

e pur di non ammetter la

[sconfitta

lo si manteneva in piedi

lo si foraggiava col sudore

– non veniva pagato nessuno, davvero –

nessuno rischiava davvero la fame

– ogni tanto qualcuno se ne andava,

a guardare la luna

dall’altro lato del fiume –

fingendo di deriderci

ma in realtà invidiando

i nostri corpi giovani

ancora capaci

di affrontare la piena,

mentre loro,

contorcendosi,

affogavano.

“Mandateci una barca!”,

urlavano

e noi, dall’altra parte,

guardavamo

per nulla preoccupati

cantavamo:

“abbiamo solo braccia”

“abbiamo solo bocche”

“abbiamo solo gambe

e camminiamo”.

Il giorno dopo

fummo presi da ulcerante

commozione al pensiero

di essere rimasti soli

e che eravamo noi,

gl’eredi: adesso toccava

a noi

ricucire

gli

strappi

nel

cielo.

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Immagine dalla performance di Salinika al Teatro Garabato

L’eterno

«Siamo lo scarto di uomini illustri
siamo singoli vestiti da tutti;
siamo poesie congelate su mari di amianto
siamo uomini e chiese in rovina;
siamo le crepe dello Stato dispotico
siamo poveri che servono al tavolo.
– Ora: grida pure quanto vuoi,
di meglio non avrai, nascosta e tremula
verrà la notte, spegnerà i sogni distopici,
riaccenderà la voglia di abbracci,
unirà il vessillo della mantide
e l’ultimo bacio del mio capo
mozzato ed ebbro

di te;

uniti in matrimonio, fedeli a dio, a satana,
al figlio inconsulto di un tempo ramingo
– crescerà sui vostri sbagli! – ancora
più forte, viziato, invincibile
e non avrà remore: niente
per cui vivere

e niente

per cui

morire».

Noi siamo singoli siamo unici siamo il solo
pensiero incontestabile e malato
noi siamo l’edera  l’ipo-vedenza
albero spoglio d’inverno uccello sull’astro
plebe unta e affamata
nudità fradicia  postilla scomoda
***nuovi stilemi*** allucinata allitterata e lucida
modernità

cuore di iena

opera inutile gonfia di boria
perenne fiasco  sola vittoria
sopita vita di un gingillo da pozzanghera
Europa liquida nelle catene-ristoranti
del nord-Italia  autobus a coda
ora araldica seria, preziosa

veleno, offesa

salute ignobile, igiene cimice
di un germe piccolissimo-borghese
che è già morto, sta scomparendo
e come tutti gl’onesti disonesti
adesso piange lacrime e zucchero:
guance caramellate tentano
l’Eterno

Esasperiamo picchi di stelle
uccelli cantanti sciorinano in basso
la macchina celibe di diamante e di quarzo
il sorriso del cosmo pare schiudersi sopra di noi,
che siamo cieli appestati di luce filtrata da ozono
seconda soltanto allo smog, all’industria
«ho preso quel che c’era da prendere»
«ho cancellato la parte delebile»
«ho riportato, ho fatto tesoro, Tesoro»
ho ricondotto il mio passo all’origine
ho reso quotidiano lo straordinario
provvisorio l’Eterno
e sono sopravvissuto
a questo perenne delirio circolare
ho recalcitrato il bisogno d’amore e ora,
così vuoto e silenzioso, così buio,
serio e nefasto somiglio al nero più nero
al decesso per eccesso di azoto
al freddo della galassia intera

Mai più dal basso, mai più di questa terra
sarà la mia lotta volgare e disperatissima
inutile esistenza d’una stella
egocentrica-solipsistica-mente
che unisce l’utero alla natura
l’Universo al meccanismo
ma ciò che colpisce, oh mia cellula
sventurata e decomposta
è la mia totale indifferenza o devozione
a durare più d’un quarto d’ora scarno
– ho preso le ninfee dal comodino
ho tirato le cinghiate di cuoio
e le ho riportare in alto,
incastonate nel cielo bastardo
preso da incubi ed echi lontani
– fino a farmi sperare di essere
avaro di sogni, chiuso nel mio
solo pezzetto di mondo
adornato soltanto da piaceri
e schifosi bisogni binari
odiando tutto ciò che è fuori
per umana viltà o rassegnazione
preferendo alla luce il riflesso
e il gelido abbraccio del mostro:
l’unica cosa che sempre perdura
– la mia dannazione.

Artwork: Joe Webb
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LeParole – Le Lodi Dell’insipienza

Video: Filippo Braga
Voce narrante, testo e regia: Davide Galipò
Composizione, chitarra, drum machine e suoni: Toi Giordani
Synth e piano: Lorenzo Mariano
“Cavalli”: gregge in piazza Verdi, Bologna

Volontà di vivere (2016) è scaricabile qui.

 

LeParole – Volontà Di Vivere

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(Clicca sull’immagine per accedere al singolo)

Immersi sempre più a fondo in un mondo meta-linguistico, nel quale non c’è spazio per niente di “sensibile”, LeParole decidono di prendere vita dalla collaborazione fra Toi Giordani e Davide Galipò nel 2015. Testi accumulati nelle raccolte precedenti prendono corpo e voce in arrangiamenti sperimentali scanditi da battiti a ritmo di bit. I riferimenti del duo sono molteplici e vanno dagli esempi migliori della musica indipendente contemporanea a Nietzsche. La spoken word, diversa dalla forma canzone, si fonde qui con la forma poetica tradizionale ed è frutto, attraverso l’utilizzo di sample, rumori e campionature, di rimescolamenti e storpiature provenienti dal mondo reale, interviste del passato e clamori del presente.
La prima data dal vivo risale all’aprile dello stesso anno, quando si esibiscono al centro sociale XM 24 (festival CUBOVISION, serata PrendiParte). Nel frattempo, il progetto si evolve e si aggiungono altre date come quella per la presentazione della mostra “ViCoL0” al Modo Infoshop di Bologna. A inizio 2016 si unisce al progetto Lorenzo Mariano, già tastierista negli Alan Moods e vecchia conoscenza di Toi e di Davide. Lollo arricchisce con melodie e synth i suoni e i testi già presenti e insieme i tre scelgono di partecipare al Premio Alberto Dubito di poesia con musica (per il quale saranno selezionati tra i quattro finalisti in gara quest’anno, e dove suoneranno, il 16 dicembre, al CSOA Cox 18 a Milano). A giugno 2016 aprono le sessioni estive delle serate di ZooPalco.
“In un mondo in cui le parole non hanno più significato, noi pensiamo seriamente che il linguaggio sia un’arma potentissima, che la poesia e la musica possano avere un ruolo per destrutturare, smontare e dare un senso nuovo, contrapposto al potere. Dove termina il linguaggio, poi, comincia la vita”.

“Volontà di vivere” (2016) è il sunto di un anno di gestazione tra Bologna e Torino ed è il primo EP della band.

America

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America
io lo so cos’hai provato
nel vedere le tue cosce ben nutrite
violentate dall’aereo
che ti ha penetrato, nel panico generale.
America
io lo so cosa ti ha portato
a scaricare il tuo odio antico
sulle terre di Maometto,
ad uccidere Saddam che s’era nascosto
[dentro a un buco
a bombardare il suolo libico
come un film di John Wayne
“Ed io chi sarei?”
come un film con Humphrey Bogart
“Francamente me ne infischio!”
America
io so perché hai provato
ad addestrare i ribelli siriani
e a proteggere Tayp Erdogan
mentre uccideva i compagni kurdi.
America
io lo so cos’hai pensato
mentre le generazioni soccombevano
sotto i fucili e le munizioni.
America
dai biondi litorali
io so perché ogni giorno
ci dai notizie dei tuoi amori passeggeri.
America
io lo so perché non hai voluto
che la tua giovinezza,
insieme a quella del resto del mondo,
crescesse e diventasse florida,
vendendo muffin&libertà
negli ipermercati
illuminati a energia nucleare.
America
le cui ombre aleggiano
sotto la maschera dei Trump
e dei Bush e dei Reagan,
America e la tua
divina pornografia.
America
il nuovo impero costruito nell’Ontario,
nei paradisi Apple dorati della California.
America
che hai messo fiori nei tuoi cannoni
e fast food a basso costo nel centro di Palermo.
America
che hai promosso
i diritti degli omosessuali
e schiacciato i sogni del resto del mondo.
America
che hai stretto
i pugni attorno a un tavolo
e i cadaveri in un fosso.
America
delle università blindate
che hai dato fuoco alle chiese nere.
America
che per anni ci hai nascosto
il tuo vero volto.
America
di bambini armati
e bambinaie disperate sui banconi.
America
che malgrado tutto questo
non tolleri la menzogna
e non vuoi sentir ragioni.
America
che non vuoi superuomini,
ma supereroi.
America
impegnata a scacciare il puzzo
dai ghetti di Harlem.
America
Bin Laden ha scritto anche poesie,
ma i tuoi figli in Iraq
sono morti di te.