Contro lo share

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Non sono attratto, non sono anfratto, non sono affatto
preso dai gesticolamenti delle tendenze,
dalle mode di un minuto, dalla vetrina colma nella via
vuota; preferisco vivere, cara, e non vegeto,
intono un inno Rom senza patria né esercito,
ruvido raspo nel rusco e nel fango
e non riesco a condannare il dannato avvenire
corroso, lo stile prosastico lo rimo e travalico
il sole, sui binari all’arrivo emiliano,
le mille tag mi salutano, nell’afa del calore urbano:
paghi due eypo/IL CIELO è UN CasiNO.
Contromano, il cosmo si espande e sorride di noi,
spensierati e ridenti come il primo giorno in facoltà
– la rabbia sommersa dallo sgombero di Atlantide,
mentre la Rage esplode sui tetti ascensionali,
ma i rapporti (di causa ed effetto) non sono mai stati
più lontani (categorie intelleggibili dell’umana essenza)
di adesso (defilate dal nostro punto di vista di privilegiati).
Dalla finestra, il caos è più calmo, né ora sento l’odore
del magma, lo smog di cieli appestati o rumori industriali,
deturpate pianure e Bologna, mancano i tuoi autobus
vestiti di rosso, il portico doppio, portoni a tre ante
nell’incedere di Luna assente – Bologna d’umori maturi
esalanti a levante, calpestio rancido di birre infrante,
mosaico di ricordi umidi e caldi, sotto i gialli lampioni
io vago, senza nome, e vengo via, senza pensare.
Quattro anni della mia vita passati qui e non accorgermi
che già ti conosco come le mie tasche sfondate.
Bologna di vie secondarie e scorciatoie dove, avide,
s’intrecciano bocche giovani e passioni acerbe.
Bologna che m’hai insegnato ad amare, a lasciar perdere
l’odore sanguigno del fuoco, il sapore celeste del ferro.
Eppure, è già tutto lontano. Seminiamo dubbi,
coglieremo, fuori, rose spinose o gai girasoli.
Proveniamo dal niente, il futuro è disordine.
Bologna, da qui ricomincio e da te sempre riparto,
con un pensiero a rigarmi il volto, poiché so:
sarà sempre un ritorno.

Tu sei il vuoto (poesia sulla violenza di genere)

tu sei il vuoto
un finale aperto
la mancanza di luce
infondo al tunnel

tu sei la mancanza
dispersa, inappagata
tra l’anelito
e il mancato applauso

dove cammini
non cresce niente
ché non fai mai caso
a ciò che calpesti

perché tu sei il nulla
che mi circonda
sei della stessa pasta
di cui son fatti i segni

che ti lascio, ogni volta
che – incauta –  ritorni
a me, senza pensare
senza pensarmi

ML/F/1984/91

Born to B 2

da quando siamo grandi
e abbiamo facoltà di scelta
calcoliamo le probabilità
rivalutiamo i rischi

ma s’io fossi uno strumento
vorrei essere un piano
non il primo, ben orchestrato
ma il secondo

che di solito non c’è
e quando c’è, è rappezzato
improvvisato
(oltreché mal gestito)

se parliamo di scelte, quindi
vorrei esser la seconda
ché ho odiato, sempre
i primi della classe

con il viso d’arroganza
di chi sa di vincer facile
ritagliandosi, ne’ discorsi
sempre l’ultima parola

io vorrei esser l’altra
non quella a prima vista
bensì la più nascosta
ché, se la vedi, resta

e se il gioco si fa duro
allora alzo la posta:
sarò il tuo piano B
(quello di riserva)

ch’io non credo nei proclami
e benché meno ne’ ritorni
ma una cosa, più di tutto
tento e seguo:

un sorriso, una battuta
un rimedio passeggero
la sorpresa nei tuoi occhi
l’imprevisto